«Angelo era un figlio per tutti»

Il dolore dei vigili del fuoco e dei familiari al funerale. Il padrino e lo zio lo hanno estratto dalle lamiere

ORGOSOLO. Il padrino, Bastiano, che il giorno prima, quando ancora non sapeva a chi appartenesse quel corpo così duramente provato dallo schianto, lo aveva estratto dalle lamiere dell’Alfa 147. Lo zio, Titino, anche lui, per uno strano scherzo del destino, nella stessa squadra di intervento dei vigili del fuoco che era intervenuta sulla strada provinciale 58, dopo l’allarme. E poi mamma Lena, il fratello Giovanni, di poco più grande, papà Francesco, noto Kicchisu, vigile del fuoco anche lui, che aveva smontato soltanto qualche ora prima, quella maledetta mattina di sabato. E tutt’intorno a loro tanti vigili del fuoco e colleghi di papà Kicchisu, del padrino Bastiano, dello zio Titino – «Per noi Angelo era come un figlio, lo abbiamo visto crescere», dicono. E l’intero paese che si fa largo verso la chiesa facendo slalom tra i turisti accorsi in paese a vedere i celebri murales. Ci sono i vecchi compagni di scuola, gli amici di una vita troppo breve, i compaesani che incontrava ogni giorno andando in campagna per lavorare o a sbrigare qualche altra incombenza. Ci sono, come sempre, ad aprire il corteo funebre le “briurissas”, ovvero le prioresse che, silenziose e con le croci nere, accompagnano i familiari del morto nel dare l’estremo saluto al loro caro. C’era davvero tutta Orgosolo, ieri sera, nella chiesa di San Pietro a dare l’ultimo saluto al giovane Angelo Catgiu, il ragazzo di 23 anni morto intorno alle 13.30 di sabato sulla strada provinciale 58, dopo aver invaso la corsia opposta nella quale stava arrivando un’Alfa 156 con altri due orgolesi a bordo. Per questi ultimi, Antonio e Simone Castangia, l’incidente si è concluso con alcuni traumi e il ricovero in ospedale.

Per Angelo Catgiu, invece, la morte è arrivata immediata. Secondo i rilievi eseguiti dalla polizia stradale, giunta sul luogo dell’incidente insieme al comandante provinciale Giacinto Mattera, lo schianto potrebbe essere stato causato dalla velocità alla quale viaggiava il giovane. Ma sia la sua auto, sia quella dei due suoi compaesani, sono ancora sotto sequestro e fino alla chiusura dell’indagine non vi è alcuna certezza. Di certo, per ora, c’è il dolore vivo e diffuso, che ieri sera hanno toccato con mano le centinaia di persone che hanno partecipato al funerale. E tra tante manifestazioni di affetto spicca quella di un giovane amico e compaesano, Giuseppe Rendini. L’ha rivolta dalla sua pagina Facebook, accompagnandola con una foto del
giovane e alcuni versi: “Anzeleddu. De sa morte terrana, cuddu trenu, ses passizzeri in su beranu, a mama tua astringhe sa manu, commo amigu reposa serenu. s’alligria nos lassasa in donu. E su sorrisu tuo mi carigna, ma est sa figura tua tantu digna, chi mi cunfortada in tantu dolu ...”

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