Famiglia marocchina nel mirino dei bombaroli

Un ordigno a basso potenziale ha danneggiato l’ingresso dell’abitazione Mostapha El Amraoui vive da 18 anni in Sardegna con la moglie e i tre figli 

TORPÈ. Qualche minuto di ritardo e l’ordigno rudimentale posizionato in via Brigata Sassari davanti al portoncino di casa di una famiglia di origine marocchina avrebbe potuto ferire gravemente Mostapha El Amraoui, ambulante 44 enne che stava rincasando con la moglie e la figlia di appena sette anni nello stesso orario. Era quasi l’una della notte tra giovedì e venerdì, quando Moustapha – da diciotto anni in Sardegna e da dieci residente a Torpè – ha parcheggiato l’auto in una via attigua all’abitazione e si apprestava a scendere. Giusto il tempo di prendere la bimba che dormiva nel sedile posteriore e la violenta deflagrazione ha scardinato il portone in legno inondando l’ingresso e la strada di frammenti. Probabilmente l’essersi attrardati in auto ha salvato la famiglia: se i tre fossero arrivati a casa qualche attimo prima potevano essere investiti in pieno dalle schegge di legno acuminate provocate dall’esplosione. Ad attenderli in casa in quel momento c’erano gli altri due figli della coppia, due ragazzi rispettivamente di 12 e 18 anni, che dormivano nelle loro stanze. Anche per loro solo un grosso spavento.

Per l’attentato è stato utilizzato un ordigno a basso potenziale, tale però da provocare una potente onda d’urto e perforare la robusta porta d’ingresso della casa, spezzando in più parti la lastra di marmo sottostante e danneggiando i gradini della scala interna. Il botto ha svegliato mezzo paese e ha lasciato di stucco la famiglia di extracomunitari. «Viviamo a Torpè da dieci anni e non abbiamo mai avuto alcun problema», dice sconsolato e ancora incredulo Mostapha El Amraoui . «Vivo in Sardegna da 18 anni, faccio il commerciante nei mercatini della zona con regolare permesso e nei mesi estivi ho anche l’autorizzazione per vendere nelle spiagge di San Teodoro. I bambini frequentano le scuole di Torpè dove sono benvoluti da tutti e dove non ci son mai stati episodi di razzismo. Non so davvero cosa possa aver portato qualcuno a compiere questo gesto». El Amraoui abita al primo piano della palazzina con la famiglia, mentre al piano superiore ci sono due suoi fratelli, anche loro commercianti.

Incredulità e stupore ieri mattina da parte dei passanti che si sono fermati a dare solidarietà all’ambulante. «Non sappiamo davvero cosa pensare – dice il sindaco Omar Cabras – A Torpè non si sono mai verificati episodi razziali e a quanto mi dicono la famiglia è ben integrata». Gli fa eco Francesco Spanu dell’Unione pionieri cultura europea e animatore di feste e sagre conosciuto in tutta l’isola. «Torpè non è certo un paese intollerante nei confronti delle famiglie magrebine che vivono qui», dice. «Si tratta di un gesto inqualificabile che non trova spazio a commenti se non di una condanna senza appello in un paese che si fa forte dell’ospitalità, della solidarietà e della fratellanza».

«Una famiglia tranquilla tutta casa e lavoro, in tutti questi anni, non abbiamo mai avuto alcun tipo di problema», dice la proprietaria dell’immobile in affitto alla famiglia magrebina. Così anche il parroco don Giuseppe Zizi: «È un atto che non trova giustificazione e offende l'intera comunità. Hanno colpito persone
tranquille con figli ben integrati a Torpè»

Le indagini, sono svolte dagli agenti del commissariato di polizia. Ieri mattina sono state visionate numerose immagini prese dai sistemi di videosorveglianza della zona, la casa si trova infatti vicino al municipio e alla farmacia».

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