Il misterioso caso della moria di pecore negli ovili ogliastrini

La Regione: «Le analisi escludono focolai di blue tongue».  Ma Coldiretti tiene alta la guardia: «Siamo preoccupati» 

TERTENIA. Cosa sta decimando le pecore degli allevamenti di Tertenia? Il mistero nelle campagne del centro ogliastrino si infittisce: a distanza di dodici giorni dai primi decessi e dai prelievi eseguiti sui capi morti, il virus che sta causando la moria non è stato ancora individuato. I sintomi della malattia comparsi in diversi allevamenti del paese, hanno fatto ipotizzare sin da subito il temuto ritorno della Blue tongue che, riapparsa lo scorso anno a ridosso dell’estate, ha imperversato sino all’inverno mettendo in ginocchio le aziende.

Ma la morte di una cinquantina di pecore non è dovuta al virus della lingua blu. Almeno secondo quanto riferisce l’assessorato regionale della Sanità. «La conferma – si legge in una breve nota – arriva dall'esito delle visite sul posto dei veterinari della Assl di Lanusei e dell'Istituto zooprofilattico di Tortolì e dalle successive analisi di laboratorio condotte sui campioni prelevati nelle aziende interessate». Nessun sintomo di lingua blu è stato rilevato nelle greggi, né sono state rinvenute lesioni anatomo-patologiche riferibili al virus in alcune pecore morte che sono state sottoposte ad esame necroscopico. «Al contrario – conclude la Regione –, si ipotizza una intossicazione, la cui origine è ancora da identificare, correlata al terreno di pascolo».

In assenza di certezze sulle cause della moria gli allevatori sono ancora più preoccupati. «Non sappiamo costa stia ammazzando e indebolendo le nostre pecore» dice Michele Murgia. Il giovane allevatore, azienda agricola in località “Suengiu” e pecore devastate dalle mastiti e dalle febbri, lo scorso anno è passato per la stessa via crucis. «Se non si tratta di blue tongue di cosa si tratta?» chiede Armando Brendas, altro allevatore di Tertenia con gregge ammalato. Al momento la malattia sconosciuta rimane circoscritta alle campagne di Tertenia ma il timore che presto possa dilagare proprio come era accaduto la scorsa estate con la febbre catarrale degli ovini, è forte. Anche Coldiretti, l’organizzazione di categoria che lo scorso anno si era fatta portavoce della protesta degli allevatori per la mancata vaccinazione contro il sierotipo 4, comparso a metà agosto in Ogliastra per poi varcare i confini e raggiungere quasi tutta la Sardegna, si dice preoccupata. Leonardo Salis, il neo presidente di Nuoro e Ogliastra e a capo della Cooperativa pastori di Dorgali, è già corso ai ripari. «Gli allevatori della zona – dice Salis – hanno riferito la comparsa degli stessi sintomi che la scorsa estate hanno preceduto l’epidemia di blue tongue. Alle mastiti e alle febbri si è aggiunto un netto calo della produzione del latte. E questo ci fa preoccupare». Intanto i quattro allevamenti rimangono sotto sequestro. E gli allevatori affrontano l’ennesima emergenza sanitaria con armi spuntate.

Tra i problemi denunciati c’è anche la carenza d’organico tra i veterinari della Assl di Lanusei. Il professionista che si occupava delle aziende di Tertenia è stato trasferito a Nuoro e non è mai stato sostituito. I suoi colleghi, appena una decina, fanno i salti
mortali per fronteggiare le problematiche delle centinaia di aziende distribuite su un territorio vasto. La mancata sostituzione del veterinario potrebbe presto far parte di un esposto che i pastori ogliastrini sono intenzionati a presentare alla procura della Repubblica di Lanusei.

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