La nuova leva dei poeti parte dal palco di Silanus

Esordio in casa di Alessandro Arca, 38 anni: ha sfidato Cappai e Agus Cresce l’interesse per le gare estemporanee: bisogna coinvolgere i giovani

SILANUS. «La verità? Ho dormito molto poco sia alla vigilia che nelle ore successive alla conclusione della gara». Sorride Alessandro Arca, 38 anni, silanese, nel rievocare le emozioni trasmessegli dalla gara che, nei giorni scorsi, lo ha visto esibirsi a Silanus, per la festa di San Lorenzo, insieme al compaesano Totore Cappai e al gairese Bruno Agus. Per lui, l’ultimo arrivato nella piccola pattuglia di poeti impegnati a mandare avanti la tradizione ultracentenaria della poesia improvvisata logudorese, si è trattato di un esordio casalingo ricco di suggestioni, giusto a pochi metri dall’abitazione di famiglia, in una piazza Carraghentu piena come non mai di spettatori e di attesa. Ragioniere, laureato in economia aziendale, impiegato in un ente regionale, Alessandro Arca si è avvicinato al mondo della poesia fin da ragazzino: «Mi piaceva fermarmi a sentire le otadas recitate da mio padre Fanni, meccanico, sposato con Lina Serra, e dai suoi amici, grandi estimatori di poesia come tanti altri silanesi della loro generazione. Cercavo di mandarle a memoria e, nel contempo, provavo a cimentarmi da solo con l’arte dell’improvvisazione. Negli anni dell’università, frequentata a Cagliari, i primi confronti diretti con due amici, Giuseppe Molinu, di Buddusò, oggi etnomusicologo, ed Antonio Piras, di Oniferi, il quale, nel 2007, mi ha convinto a partecipare ad una rassegna per dilettanti tenutasi a Nurachi». In seguito altre esibizioni in contesti informali fino a quando, nell’ottobre dello scorso anno, ad Isili, per Alessandro Arca è giunto il momento della prima gara ufficiale che lo ha visto sul palco insieme al lussurgese Diego Porcu, altro giovane di sicuro talento. A quella del paese del Sarcidano sono seguite altre esibizioni: Siapiccia, Bonorva, Macomer e Silanus: «Nonostante tutto – osserva Arca – continuo a considerarmi un appassionato e un poeta dilettante, perfettamente consapevole della lunga strada che devo ancora percorrere e dei miglioramenti che mi attendono per poter essere considerato all’altezza di colleghi più bravi ed esperti. Sono comunque soddisfatto dei risultati ottenuti».

La speranza di Arca è che la storia della poesia orale possa continuare ancora a lungo: «Difficile prevedere il futuro, ritengo, però indispensabile coinvolgere i più giovani attraverso formule che permettano loro di conoscere e apprezzare meglio la gara. Il compito di divulgare storia, personaggi e dinamiche della gara potrebbe essere affidato a studiosi ed etnomusicologi, ed essere accompagnato da un’esibizione dei poeti, prestando particolare attenzione ai temi proposti. Occorre sfruttare al meglio gli strumenti moderni e giudico positivamente iniziative come quella del museo multimediale appena inaugurato a Bonorva, o la casa della poesia che si intende realizzare a Silanus grazie ad amministratori sensibili alla tutela della lingua e della poesia. Auspico, inoltre, la piena collaborazione tra le associazioni nate in questi ultimi anni, ad esempio a Silanus, Sindia, Isili. Anche qui, per crescere, è necessario fare rete ed agire di concerto». Ad Alessandro Arca rimane un solo rammarico: «Non aver potuto cantare con i miei compaesani Francesco Mura
e Mario Masala, che ho sempre stimato e seguito. A dire il vero, qualche anno fa, tiu Marieddu mi aveva invitato a esibirmi con lui. Ma non avevo avuto il coraggio di salire sul palco perché lo consideravo un mito, in quanto tale, inarrivabile». Un’ammissione che non può che fargli onore.

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