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«Senza il logo pane fresco siamo pronti alla serrata»

Il presidente regionale Secchi: «La legge che regola il settore è inapplicata»

NUORO. «Abbiamo fatto tanto, come panificatori, per avere questo logo e una legge regionale che tutelasse il nostro settore e scoraggiasse la concorrenza sleale e gli abusivi, e invece, da due anni, è ancora tutto fermo. La legge esiste ma è sostanzialmente inapplicata, ci sono 70 forni, solo in provincia di Nuoro, che hanno richiesto il marchio “pane fresco” da tempo e che ancora attendono invano. E nel frattempo la concorrenza sleale prolifera, diversi paesi non hanno più il forno del pane come Mamoiada e Borore, chi lavora in modo onesto e seguendo le regole non viene tutelato. Se le cose non cambiano, noi siamo pronti alla serrata, a chiudere i forni in segno di protesta». Sarà che è abituato da una vita a rispettare i tempi di lievitazione della farina e degli impasti, sarà che in tanti anni di onorata attività e impegno tra cinque panifici e una famiglia numerosa, è abituato a gestire situazioni complesse, ma nonostante lo sconforto che prova davanti alla sfiancante burocrazia e alle domande rimaste senza risposta, Giampietro Secchi, rimane un uomo e un imprenditore paziente.

Seduto nel suo ufficio, sopra lo storico panificio Secchi di via Toscana – alle sue spalle una miriade di foto, articoli di giornale, premi che documentano i successi e le gioie di una vita – il presidente regionale dei panificatori della Confcommercio, spiega che sì, forse adesso, dopo due anni di promesse tradite, potrebbe davvero essere arrivata l’ora della maxi-serrata dei forni. «È dagli anni Ottanta che non succede – ricorda – allora l’avevamo fatta per protestare contro il blocco del prezzo del pane. Ma ora, purtroppo, ci sono altri problemi che ci spingono in quella direzione». Quelli che definisce “altri problemi”, per Giampietro Secchi sono in realtà uno solo ma piuttosto grande e ricco di sfaccettature. «Il fatto è che – precisa – dal 21 marzo del 2016, in Sardegna, abbiamo una bella legge regionale che disciplina tanti aspetti della panificazione, una legge pensata da noi panificatori e sostenuta, come relatori, dai consiglieri regionali Daniela Forma e Luigi Crisponi. Ecco, allora, abbiamo questa bella legge ma finora, di quello che prevedeva, nulla o quasi si è tradotto in realtà. A cominciare da una questione che a tutti noi panificatori sta molto a cuore: il rilascio di un marchio, di un logo, con la scritta “Pane fresco”. Un logo che possa esibire, sulla propria vetrina, solo chi produce il vero pane fresco, e non chi, come spesso fa la grande distribuzione, usa prodotti precotti e giri di parole per dire “sforniamo il pane tutto il giorno”. È, insomma, soprattutto una garanzia di qualità per il consumatore». Da diversi mesi, ormai, ben 70 forni di Nuoro e provincia hanno presentato la domanda per poter avere il contrassegno, ma dalla Regione, dice Secchi, non è arrivata alcuna risposta. «Di chi è la colpa? Me lo chiedo anche io – dice il presidente regionale dei panificatori Confcommercio – probabilmente è la burocrazia o non so che altro. Certo è che a tutti noi, l’assenza di questo marchio, insieme ad altri aspetti della legge rimasti lettera morta, stanno creando grossi problemi. Ma cosa aspettano a darcelo? Avevamo in progetto di organizzare un convegno in occasione della consegna, insieme ad altri eventi di promozione del settore. E invece abbiamo dovuto bloccare tutto. Tanto lavoro, assemblee del comitato regionale, incontri: tutto buttato nel nulla».

Ma le norme della legge regionale del settore rimaste inapplicate non si fermano alla mancata consegna del contrassegno “pane fresco”. «Non sono mai partiti nemmeno i corsi di formazione per preparare i panificatori in base ai nuovi requisiti – spiega, ancora Secchi – in Sardegna non abbiamo una scuola di panificazione, in Lombardia, tanto per fare un esempio, ne hanno sette. Ma tra i punti ancora inapplicati della legge regionale c’è anche la valorizzazione della filiera del grano: si voleva incentivare la coltivazione del grano duro in Sardegna ma ancora non si è fatto niente. Idem per la valorizzazione, attraverso la nascita di un Consorzio, dei pani tipici come il pane carasau. Nel settore, del resto, c’è almeno un 30 per cento di abusivi. Ma anche del Consorzio non se n’è fatto nulla. Lo ripeto, la legge regionale è fatta bene, ma cosa aspettano ad applicarla? Cosa aspettano a darci il marchio?».