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Storie dei sardi a Londra in fuga dall’omofobia

La tesi di laurea di Claudia Delrio presentata all’università di Richmond «Un lavoro per dare voce a gay e lesbiche che hanno lasciato realtà opprimenti»

NUORO. Da Nuoro a Londra sulla strada della tolleranza e dell’inclusione. Claudia Delrio, pubblicista nuorese di 25 anni, studentessa di Comunicazione presso l’università di Richmond a Londra, ha presentato la tesi nella prestigioso ateneo inglese. Un progetto “What about us? La comunità Lgbt+ italiana a Londra si racconta”, ambizioso e coraggioso al tempo stesso. Lo studio è andato ad indagare, a scoprire ma soprattutto a capire come le persone della comunità Lgbt+, (ovvero la sigla utilizzata come termine collettivo per riferirsi a persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender) arrivate dall’Italia abbiano deciso di trasferirsi a Londra.

«Questo progetto ha l’ambizione di dare una voce al gran numero di italiani che hanno deciso di abbandonare la realtà opprimente che l’Italia propina, con la speranza nel cuore e con la forza d’animo di volerla cambiare, anche se da lontano. Questa ricerca sul campo è più di un semplice progetto, ma un movimento per rendere il cambiamento effettivo» sottolinea la ricercatrice nuorese che in città ha frequentato il liceo linguistico per poi iscriversi prima all’università di Cagliari in Lingue e comunicazione. Poi il salto oltre la Manica per continuare il percorso studiando pubbliche relazioni e pubblicità alla facoltà di Richmond.

«Ho scelto questa facoltà perché è un’università americana e mi piacerebbe andare negli Usa appena possibile – dice –. Invece Londra continua ad essere una bella scoperta; cosmopolita e aperta capace di offrire tante possibilità di lavoro ai giovani».

Secondo un sondaggio portato avanti dal progetto, solo quattro persone su quindici affermano di aver lasciato l’Italia per cercare un lavoro all’estero. Sette persone su quindici hanno ammesso di aver scelto Londra per vivere la propria vita privata più serenamente. Lo studio di Claudia Delrio – anche attraverso interviste mirate a ragazzi sardi che vivono a Londra – dimostra che i nostri connazionali scelgono la capitale inglese non solo per la crisi economica che affligge il nostro Paese. Per una porzione degli stimati 350mila italiani in continua crescita nella capitale inglese, i motivi che spingono al trasferimento, temporaneo o definitivo, sono molti più che i soli problemi economici, ma legati alla sfera privata e sentimentale. «Si legge quasi ogni giorno, nei media nazionali e internazionali, di attacchi omofobi e aggressioni violente che in Italia non vengono condannate come dovrebbero, a differenza degli altri Paesi europei – rimarca la studentessa –. Il motivo per cui questo continua ad accadere è strettamente legato a come la legge in Italia sia molto diversa da quella in Regno Unito e nel resto d’Europa. Nonostante le unioni civili siano state approvate solo due anni fa, l’Italia risulta ancora agli ultimi posti tra i Paesi occidentali quando si parla di tolleranza. Con il mio progetto di ricerca “What about us?” mi sono così occupata di comprendere e rappresentare la comunità Lgbt+ italiana a Londra, con particolare interesse verso i motivi che spingono le persone appartenenti a questa variegata comunità a evadere. È interessante notare come il 40% degli intervistati ammetta che il proprio orientamento sessuale abbia inciso abbondantemente nella scelta di Londra come meta straniera».

Uno di loro, Antonio Cabras, di Loceri, ha affermato: «Ho diciannove anni, sono cresciuto in Sardegna e ho abbandonato la mia isola perché gli episodi di omofobia che ho vissuto sulla mia pelle erano insopportabili. Ora posso dire di aver trovato la mia dimensione qua a Londra, dove posso vivere serenamente senza aver paura di spiacevoli conseguenze alle mie più semplici azioni».

In un’altra intervista, questa volta video, Luca Deiana di Lanusei, attivista del movimento si racconta senza problemi, paure o vergogne. «Ho scelto Londra perché mi ha sempre incantato come città, qui non ho mai assistito ad episodi di discriminazione nemmeno nel mercato del lavoro. È una città gay friendly dove ognuno vive a proprio agio senza problemi. Qui la gente è abituata alla diversità e alla convivenza di orientamenti differenti anche nella sfera sessuale delle persone».