Nove ex dipendenti contro l’Ats

Causa di lavoro al tribunale di Lanusei. L’avvocato: «L’azienda ha abusato del contratto a termine»

LANUSEI. Hanno lavorato per anni alla Assl di Lanusei, dapprima per conto di un’agenzia interinale poi con l’amministrazione. C’è chi ha lavorato sette anni chi quattro e chi addirittura nove. Assunti a tempo determinato, anche dopo regolare selezione, sono stati impiegati principalmente come addetti al Centro unico di prenotazione o negli altri uffici amministrativi dell’allora azienda.

Hanno visto i loro contratti prorogati di mese in mese, i più fortunati hanno firmato contratti più lunghi ma tutti indistintamente hanno avuto la stessa sorte: non sono mai stati stabilizzati, anzi. Sono tornati a casa con quello che a loro è sembrato un inaccettabile benservito. E in nove hanno deciso di affidare la loro vicenda di ordinaria flessibilità lavorativa a un legale. L’avvocato Caterina Mocci ha intentato causa citando in giudizio e la Assl di Lanusei e l’Ats Sardegna. «Crediamo – sottolinea l’avvocato – che ci sia stato un abuso dell’utilizzo del contratto a tempo determinato. Un uso improprio che è avvenuto in una situazione permanente di insufficienza di personale e al di fuori delle esigenze temporanee e eccezionali». Il procedimento che si celebra davanti al giudice del lavoro di Lanusei Bruno Malagoli è già stata incardinato. «A supportare la nostra tesi – sottolinea Mocci – c’è anche la normativa europea. Per questo abbiamo chiamato a risponderne l’azienda unica». La tutela del Ats Sardegna è stata affidata a due legali del foro di Oristano, gli avvocati Salvatore Miscali e Roberto Fanni.

E nella prossima udienza, in agenda il 13 dicembre nel palazzo di giustizia di Lanusei, il giudice potrà iniziare a valutare se le richieste degli ex dipendenti che chiedono un cospicuo risarcimento e, per altri canali, anche la possibilità di un reintegro siano fondate o meno. «I miei assistiti – chiarisce – auspicano di poter tornare al lavoro ma questo non potrà essere il giudice a stabilirlo visto che si tratta di un contratto di diritto pubblico e dovrà avvenire tramite un atto amministrativo». La vicenda, tanto ordinaria da sembrare persino banale in un mercato del lavoro che concede ampio spazio alla flessibilità, apre la strada a una riflessione sull’utilizzo dei contratti a termine anche nella pubblica amministrazione. Una battaglia che si combatte in punto di diritto, e che i nove ex dipendenti Assl hanno intentato nella speranza di vedere riconosciuto almeno il danno subito in un lungo periodo della loro esistenza contrassegnato dall’incertezza. «Sono stati anni impegnativi – racconta Fulvia Pinna – trascorsi in un eterno rimanere in sospeso in attesa di una stabilizzazione che non arriverà mai e con l’impossibilità di sfruttare altre occasioni». La donna P è entrata in Assl nel 2009 con l’E-Work, agenzia interinale e poi è passata in carico all’azienda. Per lei sempre contratti a termine: il più lungo è durato sei mesi. Al Cup e all’ufficio protesi. «C’era anche al possibilità di rimanere sino al 31 dicembre 2019 con una proroga ma questa volta non ci è stata concessa» dice. Con lei c’è anche Enrica Toxiri. Una vicenda simile la su, l’unica differenza la durata dei contratti «Anche io ho lavorato con l’interinale e direttamente con l’amministrazione per tanti anni e ho passato la selezione. Ora – osserva – sono casa» Ogni storia, nonostante l’unico filo conduttore,
è un caso a sé. La vicenda è spinosa ma non è l’unico per il direttore della Assl di Lanusei Andrea Marras che proprio oggi accoglierà il super manager dell’Ats, Fulvio Moirano, e l’assessore regionale alla Sanità Luigi Arru e si confronterà con i sindaci sui temi della sanità pubblica.

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