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Bimbo annegato, sfilano i testi

Procura e carabinieri ascoltano esperti di vasche, manutentori, concessionari: autopsia oggi o domani

IRGOLI. «Bisogna fare in fretta», ha ordinato la Procura che da quattro giorni, ormai, senza mai fermarsi, coordina le indagini dei carabinieri dopo la scoperta del corpicino senza vita di Richard Mulas, morto annegato domenica scorsa, intorno alle 12, dentro la piscina condominiale condivisa da due residence di Orosei. E anche ieri, per l’inchiesta sulla morte del piccolo residente a Irgoli, è stata una lunga giornata di indagini andate avanti senza un attimo di interruzione. Una giornata cominciata con altre persone sentite a “sommarie informazioni” dai carabinieri, e terminata con la fissazione, forse per oggi, dell’autopsia sul corpo del bambino.

Tra le persone sentite, quantomeno per ora, come testimoni, ci sono Sergio Appeddu e la moglie Alessandra Gusai, di Orosei, e l’imprenditore turistico originario di Zurigo, Matthias Winkler, i proprietari dei due residence – L’Ulivo e il Rifugio – che condividono la piscina dove è morto il piccolo Richard. Ma, dal momento che la vasca in realtà è di proprietà di un condominio adiacente alle due strutture ricettive che poi ha dato la piscina in concessione ai due residence, i carabinieri della compagnia di Siniscola hanno deciso di sentire a sommarie informazioni anche chi amministra e gestisce il condominio in questione, e in particolare chi e in che modo ha affidato la manutenzione della vasca dove è morto Richard Mulas.

L’elemento chiave attorno al quale ruota buona parte dell’inchiesta, infatti, è lo stato di manutenzione e sicurezza della vasca. «Abbiamo fatto tutti i controlli – aveva detto il giorno dopo la tragedia e al termine del primo sopralluogo fatto dai carabinieri, Sergio Appeddu – la valvola non aveva retina. Era un buchetto piccolo così, chi andava a pensare che ci avrebbe infilato la mano un bambino. Era un buchetto piccolo».

Ma un altro aspetto che l’inchiesta sta valutando con estrema attenzione, e sta approfondendo anche attraverso diverse testimonianze, è quello relativo alla vigilanza della vasca e alla sorveglianza del bambino. Chi doveva controllare l’uno e l’altra? Chi non avrebbe dovuto perderli di vista? Sul fronte-vasca, come hanno spiegato alcuni esperti di piscine e assistenza bagnanti agli stessi carabinieri, le cose sono in realtà abbastanza chiare: se c’è una piscina aperta al pubblico, a vigilare sulla sicurezza di chi la utilizza o c’è un assistente bagnanti oppure c’è un altro responsabile dell’impianto. Una persona che in ogni caso sappia come intervenire anche nel caso di un semplice malore di uno dei clienti dell’impianto e sappia praticare le manovre salvavita. Ogni piscina aperta al pubblico, poi, come ha ricordato il coordinatore regionale del salvamento didattico della federazione italiana nuoto, Lorenzo Zicconi, deve avere un responsabile per la sicurezza e la vigilanza, a prescindere dalle dimensioni della vasca e dall’altezza dell’acqua. Ma la tenera età del piccolo Richard, poi, apre anche altre domande determinanti per l’inchiesta. Il bambino, di 7 anni, era solo, infatti, quando purtroppo, dopo essersi immerso nell’acqua, per cause ancora da accertare ha infilato la manina nella valvola di scarico sul fondo della vasca, ed è rimasto incastrato fino al punto di non riuscire più a riemergere.