Bimbo morto, quattro gli indagati

L’autopsia disposta dalla Procura ha confermato l’annegamento come causa del decesso

OROSEI. Il fascicolo dell’inchiesta sulla morte del piccolo Richard Mulas diventa di ora in ora più voluminoso. Quattro avvisi di garanzia sono stati notificati ad altrettante persone alla vigilia dell’autopsia che la procura di Nuoro ha disposto sulla salma del bambino di 7 anni morto domenica scorsa in una piscina di Orosei. Il provvedimento, firmato dal sostituto procuratore Ilaria Bradamante, ha raggiunto la madre del piccolo Richard e i proprietari dei due residence di Orosei, Il rifugio e L’ulivo, che condividono l’utilizzo della piscina dove è avvenuta la tragedia. Tra gli indagati ci sarebbe pure il rappresentante legale del condominio proprietario della vasca che è stata data in concessione alle due strutture ricettive.

Nella documentazione al vaglio della Procura, che ha disposto la restituzione della salma del piccolo alla famiglia, da ieri ci sono anche gli esiti dell’autopsia. E una serie di documenti utili per l’inchiesta. L’esame necroscopico affidato al medico legale Vindice Mingioni ed eseguito ieri mattina all’ospedale di Nuoro ha confermato che il piccolo è morto per annegamento. Saranno poi gli accertamenti in corso ad opera dei carabinieri della Compagnia di Siniscola a stabilire le responsabilità che a vario titolo ricadrebbero sui quattro indagati.

La mancanza della retina di protezione nel bocchettone di scarico in fondo alla vasca dove il bimbo è rimasto incastrato è una circostanza da imputare alla proprietà della piscina o ai concessionari? A chi spettava la vigilanza? Il quadro d’indagine è reso complesso dal fatto che l’uso della vasca di proprietà di un condominio (che aveva alcune stanze affacciate sulla piscina così come quelle dei due residence) fosse regolata da un contratto di concessione. L’acquisizione dei documenti relativi a questo contratto dovrebbe servire a fare luce su chi dovesse eseguire le manutenzione della vasca ma anche su chi ricadesse la responsabilità di sorvegliare i bagnanti. Il bimbo, che viveva a Irgoli con la sua famiglia, si trovava in acqua mentre sua madre Celia Iliana Herrera Nieto, originaria dell’Ecuador ma da diversi anni residenti nel paesino della Baronia, era intenta
a riassettare le stanze in uno dei residence. È allora che il braccino di Richard è rimasto incastrato. Così è rimasto sino a quando un ospite non si è accorto della sagoma adagiata sul fondo della piscina e lo ha riportato in superficie. Ogni tentativo di soccorso si è rivelato vano.

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