Parlano i killer di Manuel Careddu: «Ucciso a colpi di pala»

Prime ammissioni: il 18enne di Macomer sepolto vicino al lago Omodeo ma il cadavere non si trova. L’ipotesi: il corpo potrebbe essere stato spostato

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Sembra
la Gomorra del paese accanto, ma non è finzione scenica. Gli oggetti sono veri, le azioni sono vere e i protagonisti non recitano. C'è una pala per uccidere e seppellire Manuel Careddu; ci sono tre ragazzi con il doppio ruolo di assassini e necrofori; c'è una diciassettenne che attende seduta in macchina che l'esecuzione venga portata a compimento dai suoi amici e ha, solo per un attimo, una parvenza di rimorso quando si lascia scappare un pianto nemmeno troppo lungo.

Ucciso a colpi di pala. Nel giorno degli interrogatori e delle prime ammissioni da parte dei cinque ragazzi arrestati per l'omicidio e l'occultamento del cadavere del diciottenne di Macomer, il filmato del delitto diventa sempre più ricco di particolari e macabro. Quel che ieri si intuiva, oggi appare una certezza: il cofano dell'auto su cui, oltre alla vittima, viaggiavano anche Christian Fodde e i due minorenni C.N e G.C la ragazza del gruppo, viene aperto in un terreno sulle rive dell'Omodeo, dove li attende Riccardo Carta. E viene aperto per portare giù l'arma del delitto - nella cassa c'è anche una motosega -. Non servono pistole e proiettili, gli assassini usano un attrezzo da campagna. La microspia collocata nella macchina del padre di Christian Fodde, sotto controllo per l'omicidio di Mario Atzeni avvenuto a settembre del 2017, registra tutte le mosse sino all'apertura del cofano dove c'è proprio la scatola con gli arnesi da lavoro e di morte. Cosa accade dopo deve ancora essere chiarito del tutto, ma non si fa correre troppo la fantasia se si pensa che con quella pala Manuel Careddu sia stato più volte colpito in testa.

Spogliato e poi seppellito. Una volta compiuta la prima parte della missione, che era quella di uccidere il ragazzo che con modi considerati troppo invadenti aveva chiesto il pagamento di un debito di droga, inizia la fase due anch'essa pianificata a tavolino così come l'intero omicidio. La stessa pala che ha ucciso Manuel Careddu diventa l'attrezzo con cui viene scavata e ricoperta la sua tomba. Prima però il corpo senza vita viene spogliato. Ma prima di essere sepolto il cadavere sarebbero stato anche legato e trascinato per diversi metri. Non è un caso quindi che la procura di Oristano e i carabinieri stiano indagando per eventuali sevizie subite prima e dopo la morte. Perché spogliarlo? Potrebbe essere stata un'ulteriore umiliazione che la banda ha voluto far subire a Manuel Careddu oppure, più lucidamente, potrebbe essere stata un'altra parte del disegno che prevedeva di far sparire gli abiti perché contenevano eventuali tracce organiche o perché non facilmente deteriorabili.

La fuga. L'intera azione dura circa tre ore la sera dell'11 settembre, dalle 21 a ridosso delle 24. Dopo aver compiuto l'omicidio e prima di risalire in macchina i tre si preoccupano di pulirsi le scarpe. C'è fango nelle rive dell'Omodeo, per cui, come si sentirà nei dialoghi intercettati, usano una bottiglietta piena d'acqua per sciacquarsi. Poi tornano in paese dove li ha attesi Matteo Satta, il ragazzo che ha custodito tutti i telefonini per evitare che questi agganciassero il segnale della cella che li avrebbe anche localizzati nella zona dell'Omodeo. Sul luogo dell'omicidio però qualcuno di loro torna. È questo che lascia aperta la porta a un dubbio ancora non chiarito dalle prime confessioni: e se il corpo non fosse più nella terra che l'ha accolto per prima?

Il corpo non si trova. Dopo tre giorni di ricerche ancora il lago o la terra vicina alle sue sponde non restituisce la salma. Uno dei ragazzi ha già indicato agli inquirenti il punto esatto in cui è avvenuto l'agguato nei pressi del quale c'è stata anche la sepoltura, ma lì non c'è traccia del cadavere di Manuel Careddu. L'acqua ha coperto nel frattempo quel tratto di terra dopo le piogge e questo impedisce di individuare la tomba? Oppure l'acqua ha lavorato smuovendo la terra e spostando poi il corpo trascinato dalle correnti in un'altra zona del lago? Oppure il corpo non è lì perché, come si scrive nei libri gialli e si dice nei film, l'assassino torna sempre sul luogo del delitto. E qualche giorno dopo sarebbe tornato per spostarlo e nasconderlo altrove così come ha fatto per la cassetta degli attrezzi abbandonata prima in una discarica abusiva e poi finita altrove. È un altro pezzo della scenografia di una Gomorra senza cineprese, ma tristemente vera.

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