Due paesi uniti ai funerali dell’investito

Nella chiesa di Sarule, per l’addio a Luigi Crudu, anche i familiari dell’indagato e il parroco di Ollolai. «Alcol, piaga dei giovani»

SARULE. La moglie Anna, con la quale amava fare lunghe passeggiate fino ai piedi del monte Gonare, i figli, gli amici ed ex colleghi di una vita trascorsa con la divisa dei carabinieri, ma anche tanti abitanti di Ollolai, e diversi familiari e compaesani del suo giovane investitore, Giovanni Soru, finito agli arresti domiciliari. E un dolore sincero, e carico di tanti perché, che correva tra i banchi, pieni fino all’inverosimile, della chiesa di San Michele arcangelo, a Sarule. C’erano tutti i suoi affetti più cari e l’intero paese, ieri pomeriggio, a Sarule, a dare l’ultimo saluto a Luigi Crudu, il pensionato di 81 anni, morto dopo essere stato investito domenica mattina mentre camminava insieme a un amico all’ingresso di Ollolai, nella zona di Palai. E tra una presenza e l’altra scorrevano i ricordi di una vita e anche tanta sofferenza per una morte arrivata come un fulmine improvviso in una tranquilla domenica mattina.

Dall’altare, alla messa che ha concelebrato insieme al parroco di Ollolai, don Luca Mele, don Roberto Carta a più riprese ricorda il grande «impegno sociale, l’umiltà, la discrezione» di Luigi Crudu. Il suo grande senso di rispetto verso il prossimo, il lavoro prezioso svolto con la Caritas, ma anche la riservatezza e quella naturale ritrosia che lo accompagnava sempre e che lo portava a fare del bene, ma sempre in silenzio. Ma la predica di ieri, durante i funerali del pensionato, per don Roberto Carta è stata anche l’occasione per lanciare una riflessione amara. «Non dobbiamo colpevolizzare nessuno – dice il parroco di Sarule – ma dobbiamo riflettere sulle piaghe che affliggono i nostri ragazzi e i nostri paesi. Piaghe come quella dell’alcol».

E la mente di tanti, dentro la chiesa, corre alla tragedia avvenuta domenica mattina, all’ingresso di Ollolai. Una tragedia che, almeno all’inizio, i carabinieri della compagnia di Ottana inquadrano come figlia dell’alcol alla guida, ma che con il tempo sembra diventare più complessa di quello che pareva. Anche perché finora al giovane indagato, la guida in stato di ebbrezza non è stata contestata, mentre sono stati contestati i reati di omicidio stradale e di omissione di soccorso. Certo è che con il passare del tempo emergono nuovi particolari sull’incidente, sui momenti che lo hanno preceduto e su quelli che lo hanno seguito. A quanto risulta dagli ultimi sviluppi, infatti, l’incidente è avvenuto prima del previsto: intorno alle 7.30. Giovanni Soru era reduce da una festa di laurea in un agriturismo vicino a Sarule, ma sembra che anziché tornare a casa avesse deciso di andare in campagna non si sa per la caccia che tanto ama o per qualche altro impegno. Un altro elemento che discorda dalla prima ricostruzione ufficiale, poi, è quello relativo al post-incidente. Secondo “ radio paese”, infatti, Soru, dopo aver investito i due pedoni – Luigi Crudu e l’amico Mario Columbu – si sarebbe fermato, sconvolto. Avrebbe avvisato un allevatore vicino, e avrebbe atteso comunque l’arrivo dell’ambulanza,
per poi tornare a casa sua. Si tratta comunque di una versione per ora priva di ufficialità o riscontri testimoniali documentati. Columbu, e sembrerebbe anche Crudu, quando è arrivata l’ambulanza era cosciente. Crudu è morto, infatti, dopo essere arrivato all’ospedale San Francesco.

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