Il poeta Bernardo Zizi sarà dorgalese onorario

Domenica 29 ottobre il consiglio comunale voterà la delibera sulla cittadinanza speciale. La sindaca Fancello, nel corso di una cerimonia, gli consegnerà una targa 

DORGALI. Il poeta dialettale Bernardo Zizi all’età di 90 anni torna sul palco di Dorgali, dove aveva esordito il 14 agosto 1952; questa volta per una occasione speciale: il comune di Dorgali gli conferisce la cittadinanza onoraria. Zizi è una delle espressioni più alte della cultura popolare isolana. L’iniziativa è partita da Nino Ungredda (Colibrì), appassionato da sempre di poesia dialettale assieme al gruppo “Amici di Bernardo Zizi”. Gruppo che per la speciale occasione ha organizzato una festa alla quale parteciperanno anche una ventina di poeti che oggi vanno per la maggiore e gruppi di canto e tenore e di musica etnica. L’appuntamento per chi vorrà partecipare è per domenica 28 ottobre.

Alle 18 il consiglio comunale, presieduto dalla sindaca Maria Itria Fancello, voterà la speciale delibera nella sala consiliare. Poi tutti al Centro culturale dove nel corso della serata presentata da Giampaolo Chisu e Angelina Sotgia, la sindaca consegnerà ufficialmente a Bernardo Zizi, la targa di “Cittadino onorario” di Dorgali. Zizi, originario di Orune è nato a Onifai nel 1928. Seppure ancora richiestissimo, per ragioni di età da un anno ha smesso di fare serate: «Guido ancora la mia auto – dice – vado ancora a Cagliari ma di notte preferisco non guidare».

Il legame con Dorgali? «Intanto a 24 anni sono salito per la prima volta su un palco a Su Cucuru. Mio nonno, Bernardo Mulas era dorgalese, fratello di Mallena Mulas. Ringrazio Nino Ungredda e tutti i dorgalesi per questo bel regalo». Il primo onorario del poeta è stato di 15 mila lire a serata. «Nel ’52 alla Sita (8 anni di lavoro) prendevo 27 mila lire al mese. Poi è arrivato il successo e avevo dato le dimissioni. In un anno avevo quello che la Sita mi dava in quattro anni. Avevo paura, e se tutto dovesse finire, mi chiedevo. Invece tutto è andato per 65 anni». Il canto in poesia negli anni Settanta era la regina delle pizze isolane.

Le serate si accavallavano e non si faceva in tempo a soddisfare tutte le richieste.

«Con i miei colleghi avevamo lottato perché nello stesso paese, come era consueto si cantasse, non due e tre serate ma una sola». I primi anni Zizi ha cantato con i “grandi”, Piras, Sassu, Tucconi, i fratelli Piredda, Sotgiu. Poi è nato il trio con Masala e Pazzola. Con Sotgiu di Bonorva abbiamo cantato insieme per 15 anni». Il canto in poesia vede sul palco tre poeti che si sfidano nell’improvvisazione su un tema dato dal comitato organizzatore della festa. Un aneddoto? «Si ricordo un equivoco quando ero ancora giovane: tziu Barore Sassu. Vantandomi, aveva usato delle espressioni che io ho interpretato male come se mi volesse stroncare. Custa notte facchimus istrabagliu ca b’amus iscalzofa e primu tagliu».

Mi stava vantando ma ho pensato che volesse “tagliare” la mia carriera. Ho risposto: “Barore, ses che sole in sa dempesta luchende de lughe s’ultimu ispiragliu, e como chi sel bezzu firmu resta, ca a dogni frase faches’unu irbagliu, arbore i sas piantas de foresta chi dogni tantu vachen tagliu ma nde segan sal bezzas tota gantas pro chi crescana sas attera piantas”. Poi avevo continuato dicendo che a 40 anni non aveva nessun grado nemmeno di caporale. La
risposta chiarificatrice: “O Zizi, non ti ponzas in cumbata cun chie non ti chere fache male, si non mana fattu caporale es c’apo tentu una vortuna ingrata, ma si mi ponzo de punta o de atta a cust’edae mi faco a Zenerale. Unu titulu pretendo a mala gana e mi lu dò, si non mi lu dana”».

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