Azzerato il processo all’ex sindaco di Borore

Inchiesta Hazzard, accolta l’eccezione della difesa di Salvatore Ghisu: gli atti tornano alla procura

BORORE. Il primo round del processo legato all’inchiesta “Hazzard” comincia con un colpo di scena. I giudici del tribunale di Oristano accolgono le eccezioni preliminari presentate dalla difesa dell’ex sindaco, Salvatore Ghisu, e stralciano la sua posizione. Gli atti tornano quindi al pubblico ministero Armando Mammone e il procedimento collegato all’indagine su un presunto giro di spartizione di incarichi pubblici tra amministratori e liberi professionisti e imprenditori fa un passo indietro di oltre un anno.

Il pubblico ministero dovrà infatti notificare nuovamente il decreto di conclusione delle indagini, riaprendo così una trafila lunghissima che aveva nel frattempo portato a una condanna con il rito abbreviato, a due patteggiamenti e al rinvio a giudizio dell’ex primo cittadino di Borore, dell’ex sindaco di Noragugume Michele Corda, dell’ingegnere di Macomer Marco Contini, dell’ex vicesindaco di Borore Antonio Contini, del segretario comunale di Borore e Norbello, Giuseppe Mura, del sindaco di Nughedu Santa Vittoria, Francesco Mura coinvolto solamente per quanto riguarda la sua attività di libero professionista, di Paolo Pirri, geometra dello stesso Comune di Nughedu, dell’agronomo cagliaritano Maurizio Salvatore Cherchi, di Stefano Maoddi, ingegnere di Gavoi, di Luciano Fenudi, geometra di Ottana, di Elio Cuscusa, ex responsabile dell’Ufficio tecnico dell’Unione dei comuni del Marghine, di Mario Uda, ingegnere di Oristano, di Mariangela Rita Sias. Sono accusati a vario titolo di peculato, falso ideologico, falso materiale e turbativa d’asta.

I destini degli imputati però da ieri seguiranno cammini differenti. Salvatore Ghisu è ora da solo nel procedimento stralcio che deve quindi ripartire da capo. Ha avuto ragione l’avvocato difensore Gianfranco Siuni che ha insistito con un’eccezione preliminare che aveva già proposto anche in sede di udienza preliminare. Aveva infatti contestato la condotta del pubblico ministero che aveva negato, al termine delle indagini copia integrale delle intercettazioni. La pubblica accusa aveva giustificato la scelta collegandola all’esigenza di tutelare la privacy di alcune persone intercettate.

La difesa aveva sollevato l’eccezione sulla liceità di questa azione sin dall’udienza preliminare, ma il giudice l’aveva respinta. La stessa eccezione è stata riproposta in apertura del processo di fronte ai giudici del collegio Carla Altieri, Federica Fulgheri e Laura Sulis e l’esito è stato differente. Una sentenza della Cassazione dice infatti
che le intercettazioni devono essere interamente messe a disposizione della difesa e semmai si possono stralciare alcuni dialoghi ritenuti non utili perché non hanno legami coi reati contestati, ma serve per fare ciò un’udienza apposita. La procura oristanese ha agito diversamente.

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