Veleni di Quirra, la soldatessa: "Non avevamo protezioni adeguate"

Il processo a Lanusei sulle condizioni ambientali nel poligono militare di Perdasdefogu

NUORO. È ruotata intorno alla testimonianza di Maria Chiara Pala, soldatessa dell'Esercito originaria di Perfugas in forze a Perdasdefogu e ammalatasi di tumore al surrene nel 2011 quando aveva 22 anni, la nuova udienza nel tribunale di Lanusei del processo per i cosiddetti «veleni» di Quirra nel poligono militare di Perdasdefogu. Sentita come teste delle parti civili, la donna ha raccontato tra le lacrime, davanti al giudice monocratico Nicole Serra, la sua odissea, soffermandosi in particolare sul lavoro effettuato nel poligono in quegli anni.

«Mi è stato dato l'incarico di raccogliere i residuati dei brillamenti e lo facevamo senza le adeguate protezioni: usavamo guanti in lattice ma spesso si rompevano. Lo avrò fatto 15 o 20 volte. Poi facevamo anche esercitazioni che consistevano nello strisciare in terra, alzarsi velocemente, correre, ributtarsi a terra, a contatto quindi con il terreno». La soldatessa ha parlato per circa due ore e mezzo nell'aula del tribunale, dove sono stati sentiti come testi anche altri militari. Del caso di Maria Chiara Pala si tornerà a parlare nella prossima udienza fissata per il 21 novembre. In quell'occasione sarà

sentito l'endocrinologo che l'ha presa in cura.

Il processo vede alla sbarra otto comandanti che hanno guidato il Poligono dal 2004 al 2010, tutti accusati di omissione aggravata di cautele contro infortuni e disastri perché non avrebbero interdetto al pubblico le zone a rischio.

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