Quirra, militari a processo: lavoravo senza protezioni

Il racconto shock di una soldatessa costituita parte civile contro 8 ex comandanti La donna in servizio a Perdasdefogu nel 2011 si è ammalata di tumore al surrene

LANUSEI. È una giovane donna in lacrime quella che ieri mattina, nel Tribunale di Lanusei, racconta la sua storia di lavoro e malattia. Maria Chiara Pala, ex militare di Perfugas in servizio a Perdasdefogu, ha lavorato alla bonifica delle aree del poligono sperimentale interforze del salto di Quirra dove avvenivano i brillamenti di ordigni e munizionamenti. Operazioni di bonifica che secondo il racconto della soldatessa venivano eseguiti senza dispositivi di sicurezza adeguati. «Nel 2011, a 22 anni – ha raccontato la donna rivolgendosi al giudice monocratico Nicole Serra – ho scoperto di essermi ammalata di un tumore al surrene».

Non smette di singhiozzare quando nell’ora e mezza di esame racconta della malattia che le ha stravolto la vita. E ora che con l’avvocato Ida Depperu si è costituita parte civile nel processo sui veleni di Quirra le sue parole risuonano come un durissimo atto d’accusa nei confronti dei vertici militari che avrebbero dovuto preservare la sua salute con protezioni adeguate. «Sono stata operata e da allora la mia vita è cambiata» racconta l’ex militare dell’Esercito italiano mentre la sua storia si dipana di fronte al giudice. Dopo la testimonianza della soldatessa ci sono quelle di altri militari che hanno raccontato le mansioni di Pala, impegnata almeno in una ventina di volte a bonificare le aree dei brillamenti con guanti in lattice che spesso si rompevano. Il dato processuale importante emerso durante l’udienza di ieri è che Pala faceva parte della squadra di bonifica e raccoglieva ciò che era residuato dai brillamenti.

Le domande si susseguono incalzanti. In aula ci son i due pubblici ministeri che (Daniele Loi e il procuratore Biagio Mazzeo), le numerosissime parti civili che stanno chiamando i loro testimoni e il collegio difensivo degli otto imputati chiamati a rispondere proprio di omissione dolosa aggravata di cautele contro infortuni e disastri, che tradotta dal gergo giuridico ha un significato molto semplice. Gli otto ex comandanti della base e del distaccamento di Capo San Lorenzo (Fabio Molteni, Alessio Cecchetti, Roberto Quattrociocchi, Valter Mauloni, Carlo Landi, Paolo Ricci, Gianfranco Fois e Fulvio Ragazzon) sono accusati, in sostanza, di non aver sistemato le recinzioni nelle aree delle esercitazioni militari, di non aver interdetto l’area alla popolazione locale, di aver autorizzato o comunque non aver impedito,
anche attraverso cartelli e segnalazioni adeguate, la presenza dei pastori e del bestiame nelle aree dove si svolgevano. E di non aver dotato dei dispositivi di sicurezza il personale militare. Il processo riprenderà il 21 novembre con altri testimoni della parte civile. (g.f.)

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