Sgominata la banda di Arzana

Tra le accuse traffico d’armi e mine antiuomo: «Progettavano ritorsioni su magistrati e investigatori»

NUORO. Il loro business andava dalla marijuana alle armi, civili e da guerra, dai reperti archeologici ai gioielli trafugati in appartamenti. Un’associazione a delinquere ben collaudata, secondo la procura della Repubblica di Lanusei, disposta a gesti estremi pur di continuare a operare con tranquillità in tutta l’Ogliastra, partendo dalla base di Arzana: persino a progettare «gravi atti ritorsivi anche mediante l’uso di esplosivo militare contro rappresentanti della magistratura inquirente e personale delle forze dell’ordine». Anche se in congedo, come il poliziotto in pensione Piero Demurtas, vicino di casa del principale accusato dell’ultimo blitz dei carabinieri: Vincenzo Beniamino Marongiu, 46 anni, colui che gli inquirenti ritengono il capo della banda criminale tutta made in Arzana venuta ora alla luce.

È il risultato dell’operazione battezzata “Diablo 2° tempo”, sequel del blitz congiunto di polizia e carabinieri che nel gennaio di quest’anno ha portato all’arresto di quattro persone. Tra queste, il presunto capo Marongiu, che ieri ha ricevuto un nuovo ordine di carcerazione nel penitenziario di Uta, dov’è rinchiuso appunto da gennaio. Agli arresti, ma domiciliari, dallo stesso periodo c’è anche Nicolò Piras, classe 1990, al quale è stata notificata una nuova misura cautelare. Da ieri invece sono agli arresti domiciliari altre tre persone che nel primo troncone dell’inchiesta erano solo indagate: sono Pietro Monni, di 48 anni, Enrico Balloi, di 31, e Davide Balzano di 30. L’accusa è associazione per delinquere finalizzata alla detenzione e al traffico illecito di armi ed esplosivo militare.

Gli arresti sono scattati ieri mattina, su disposizione del procuratore della Repubblica di Lanusei Biagio Mazzeo,con un’operazione alla quale hanno preso parte i militari della compagnia carabinieri di Lanusei, della stazione e della squadriglia carabinieri di Arzana e Santa Maria Navarrese insieme con personale del commissariato di polizia di Lanusei e dell’ispettorato porestale di Lanusei. Il blitz è la naturale prosecuzione dei primi arresti avvenuti lo scorso gennaio e di centinaia di intercettazioni e pedinamenti disposte in seguito dagli inquirenti. I nuovi accertamenti hanno permesso di rendere ancora più chiaro il ruolo direttivo nell’organizzazione di Marongiu e Piras, e quello operativo dei tre arzanesi finiti ora agli arresti, appunto Pietro Monni, Enrico Balloi e Davide Balzano. Balloi, per esempio, viene indicato dagli inquirenti come l’armaiolo, per la sue capacità di modifica e manutenzione di armi. È accusato di porto illegale di una pistola semiautomatica in calibro 6,35mm. Balzano dovrà invece rispondere del reato di ricettazione, perché durante una perquisizione gli furono trovati 126 frammenti di reperti in terracotta di interesse archeologico.

Ben più grave la posizione di Marongiu, accusato tra l’altro di detenzione di armi da guerra: una pistola mitragliatrice Mp-40 e una mitragliatrice Sten (peraltro non rinvenute durante le indagini). Ma secondo gli inquirenti appartengono a lui anche le 30 mine antiuomo ritrovate
lo scorso ottobre nelle campagne di Arzana. Nel suo passato c’è infatti una condanna per il furto di bombe ed esplosivo militare dal deposito dell’Esercito a Campomela, nel 1997, una notevole quantità di mine antiuomo e anticarro che sarebbe rimasta nella sua disponibilità sino a oggi.

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