Anas, chiesti 4 rinvii a giudizio per la morte di un carabiniere di Bono

Per la Procura di Nuoro sussistono le accuse di negligenza e inosservanza delle norme che disciplinano la circolazione nella gestione della manutenzione stradale

NUORO. La procura della Repubblica del tribunale di Nuoro ha chiesto il rinvio a giudizio di quattro funzionari dell’Anas per omicidio stradale e cooperazione nel delitto colposo. Si tratta di Enrico Atzeni, direttore Area tecnica, Siro Mascia capo nucleo manutenzioni, Pierpaolo Ruggeri capo centro manutenzioni e Giovanni Satta capo cantoniere, accusati a vario titolo, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, di negligenza e inosservanza delle norme che disciplinano la circolazione stradale in particolare della manutenzione e gestione della strada, degli obblighi di vigilanza e controllo, della trasformazione, segnalazione e gestione degli accessi e innesti. La richiesta del sostituto procuratore Emanuela Porcu arriva a distanza di due anni dalla morte di un carabiniere di Bono, Gianfranco Fae, avvenuta a seguito di un in tragico incidente sulla strada statale 129, nota come Trasversale sarda.

L’auto, un’Audi A3 nera su cui viaggiava il 50enne aveva sbandato ed era andata a finire contro il guardrail che, privo del terminale, come una lama l’aveva infilzata, attraversandone l’abitacolo fino al lunotto posteriore. Gianfranco Fae era morto sul colpo. La notizia in un primo momento sembrava destinata alla “cestinazione” in quanto si era ritenuto che non ci fossero elementi di rilevanza penale, tanto da attribuire le cause della morte del militare a un malore che avrebbe poi determinato l’incidente.

Successivamente però, grazie anche alle sollecitazioni della famiglia della vittima (assistita dall’avvocato Gianluigi Mastio) e da un controllo ulteriore e più accurato della barriera stradale, erano emerse irregolarità che avevano richiesto nuovi accertamenti, nonché la riesumazione del cadavere del militare per stabilire l’esatta causa della morte.

Dalla perizia medico legale, infatti, sarebbe emerso che Gianfranco Fae non soffrisse di nessuna patologia che potesse causarne il decesso. Dato che farebbe supporre che il carabiniere 50enne, in servizio al Comando provinciale di Nuoro, sia morto invece a causa delle gravissime ferite riportate nell’impatto contro il guardrail che, sfondando il parabrezza della vettura, non gli aveva lasciato scampo.

L’incidente era avvenuto al chilometro 58,700 della Nuoro-Macomer, a pochi chilometri dal bivio di Oniferi. In quel tratto di strada la barriera che doveva essere continua in realtà era segnata da un varco non previsto e neppure mai autorizzato.

Secondo l’accusa, gli indagati avrebbero omesso di segnalare, regolarizzare o ripristinare la barriera continua con terminali a norma fissati alla barriera con appositi bulloni. L’auto di Gianfranco Fae, infatti era stata trapassata dal nastro metallico a causa del precario fissaggio del terminale alla barriera di protezione. Il prossimo 21 marzo al quarto piano del palazzo di giustizia si terrà l’udienza preliminare
davanti al Gup in relazione alla richiesta di rinvio a giudizio depositata dal pubblico ministero per Enrico Atzeni, Perpaolo Ruggeri, Siro Mascia e Giovanni Satta che compariranno in aula assistiti dai loro legali, gli avvocati Andrea Pogliano, Matteo Pinna e Maria Francesca Fenu.

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