Alluvione 2013, il consulente della Procura in aula: «Oloè, nessuno monitorò il ponte»

L'esperto: «Il ponte di Oloè è caduto perché nessuno lo ha controllato sin dall’inizio dell’emergenza»

NUORO. «Il ponte di Oloè è caduto perché nessuno lo ha controllato sin dall’inizio dell’emergenza. Il sindaco di Oliena non ha attivato i soliti presidi territoriali che avrebbero dovuto monitorare il ponte e il livello dell’acqua. Il Comune di Oliena era privo, come tanti altri, di un piano di Protezione civile. Anche la Provincia, che pure aveva un piano di Protezione civile seppur non completo di tutti i dati, avrebbe potuto inviare i suoi organismi tecnici per valutare se il ponte avrebbe potuto reggere. E invece al ponte di Oloè non si è presentato nessuno».

Tocca uno dei punti salienti dell’intera inchiesta, uno dei consulenti della Procura, Alberto Tinteri, esperto di Protezione civile, che ieri ha deposto al processo per i fatti legati all’alluvione del novembre 2013 che vede 61 imputati a giudizio. Nel suo intervento, rispondendo alle domande dei due pm Emanuela Porcu e Ilaria Bradamante, il consulente della Procura ha ripercorso i fatti del 17 e 18 novembre 2013. «Il 17 – ha raccontato il consulente – dal centro funzionale di Roma era arrivato in Sardegna un avviso di criticità elevata. Ci siamo trovati, quindi, in uno stato di pre-allarme. A questo punto, dunque, sia la Provincia sia i Comuni avrebbero dovuto fare la loro parte, ma così non è stato. Molti Comuni erano sprovvisti di un piano di Protezione civile comunale, importante anche perché individua i punti sensibili da presidiare. In provincia di Nuoro, su 42 comuni, 17 non avevano un piano di Protezione civile. Non ce lo aveva nemmeno la Prefettura. Ce lo aveva Torpè, invece, e Onanì, che è stato il comune più preciso e ha attivato tutto subito».

La Provincia, ha raccontato il consulente Tinteri, «aveva un piano di Protezione civile “ridotto”, privo di alcuni dati. E ha anche una sala operativa dotata pure di un impianto di telerilevamento del livello della diga Maccheronis. Ma nella sala, in quei giorni, non c’era nessuno, quindi la segnalazione al sindaco di Torpè non arrivò». «Il sindaco di Torpè non ha attivato subito i presidi territoriali – risponde Tinteri – e non ha attivato le procedure del piano». Ieri in aula ha deposto anche Marinella Zizi, funzionaria dell’ex Ente Foreste. La teste ha raccontato che «il 17 novembre, quando era arrivato l’allerta elevata, non avevamo operatori reperibili perché era domenica, e il personale il sabato e la domenica non è reperibile. Avevamo fatto alcuni tentativi per richiamare qualcuno al lavoro ma non avevano prodotto risultato, visto che non avevamo un telefonino di reperibilità. Allora, l’indomani, il 18, abbiamo chiamato i capo-cantieri perché trattenessero al lavoro il personale

dell’unità di intervento. Fino a metà pomeriggio del 18 non ci arrivò nessuna richiesta di intervento. Solo dopo ci dissero di andare a Torpè. Quando siamo arrivati c’era un mare di fango dappertutto. Vicino al cimitero, galleggiavano anche le lastre di alcuni loculi».
 

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