Silanus diventa la capitale dei vocabolari dialettali

Cerimonia nell’auditorium comunale Fiori in occasione della “Die Gutenberg”. Corràine: «Un riconoscimento alla ricchezza lessicale e fonetica dei paesi»

INVIATO A SILANUS. Dai vocabolari dialettali sardi stampati in diversi paesi dell’isola al Dstn, su Ditzionàriu sardu de su tempus nostru, che presto viaggerà online sul web, passando per sa Domo de sa poesia cantada e ora anche per sa Domo de sa limba sarda, di prossima apertura: una nuova iniziativa che a Silanus trova subito terreno fertile. Sa idda de sos poetas a bolu, insomma, si conferma capitale della cultura in Sardegna. «Certo, metteremo a disposizione un locale – assicura il sindaco Gian Pietro Arca –. Per noi è fondamentale valorizzare i beni materiali e immateriali, e il sardo è il nostro più grande bene immateriale». Perciò ha subito raccolto la proposta avanzata da Lisandru Beccu, consigliere comunale di minoranza nonché segretàriu de sa Sotziedade pro sa limba sarda.

Lo stesso sodalizio che ieri mattina, insieme alla Papiros editziones e a Eja tv (con il patrocinio del Comune di Silanus) ha consegnato il Prèmiu Wagner a dodici autori di altrettanti vocabolari locali: Gonario Carta Brocca di Dorgali; Luigi Farina di Nuoro (alla memoria, al suo posto c’era il figlio Antonio); Gino Farris di Lodè; Salvatore Ferrandu di Thiesi; Costantina Frau di Ghilarza; Giovanni Locci di Desulo (alla memoria, al suo posto c’era il figlio Gianfranco); Giovanni Mura di Isili; Ernesto Nieddu di Villagrande Strisaili; Rita Niffoi di Orani; Tonino Rubattu di Sennori; Gonario Sedda di Gavoi e Anna Cristina Serra di San Basilio.

Dodici lessicografi per passione, né accademici né professionisti, ma semplicemente amanti infaticabili e spesso insostituibili del sardo.

«Premiamus s’amore chi custas pessones ant manifestadu pro sa limba sarda e pro su limbàgiu de sa bidda issoro chi s’est cumpridu cun libros chi espressant sa richesa e sas particularidades lessicales e fonèticas de su limbàgiu issoro». «Premiamo l’amore che queste persone hanno dimostrato per il sardo e la variante del proprio paese con questi libri che sono espressione della ricchezza e delle particolarità lessicali e fonetiche del loro linguaggio» sottolinea Diegu Corràine davanti al pubblico riunito nell’auditorium comunale “Giuseppe Fiori”. Ideatore, promotore e anima del Premio Wagner, Corràine sottolinea che la scelta del giorno per la cerimonia, 3 febbraio, non è casuale: «Amus isseberadu custa “Die Gutenberg” finas ca est su de 550 anniversàrios de sa morte de Johannes Gutenberg, s’imbentore de s’imprenta a caràteres mòbile, chi at cunsentidu finas a sa limba sarda de tènnere libros de importu». Assieme a Corràine, direttore editoriale della Papiros di Nuoro, al sindaco Gian Pietro Arca e a Lisandru Beccu, ci sono anche Antoni Nàtziu Garau, vice presidente de sa Sotziedade pro sa limba sarda, e Tore Cubeddu, direttore di Eja tv. Quest’ultimo incentra il suo intervento sull’importanza della trasmissione del sardo da una generazione all’altra senza temere le sfide, anche lessicali, alla modernità. Garau, invece, cattura l’attenzione dei presenti focalizzando il discorso sulla produzione letteraria e le traduzioni, in particolare sui modi di dire e sulle cosiddette “espressioni idiomatiche”: «“Tirare le cuoia”, in italiano, ha tutt’altro significato del sardo “tirare sas peddes”» mette in guardia, sottolineando pure lui che ci sono parole come “filosofia” o “ascensore” che restano tali anche in sardo. Certo è che a metà dell’Ottocento, il canonico Giovanni Spano ha compilato un “Vocabolario sardo-italiano e italiano-sardo” per insegnare l’italiano ai sardi, che evidentemente parlavano tutti, o quasi, in sardo. Oggi, invece, la realtà si è ribaltata: i vocabolari della limba servono per insegnare il sardo ai sardi, che evidentemente non parlano più la propria lingua madre. «Il 70
per cento dei parlanti il sardo sono anziani – dice con amarezza Corràine –. Soltanto il 10 per cento sono bambini e ragazzi». Un abisso tra la “vecchia” e la “nuova” generazione che rischia di portare nella fossa sa limba sarda. «Ecco perché è fondamentale insegnare il sardo a scuola».

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