Passione, fantasia e tempo libero la carica degli hobbisti nuoresi

Dai bouquet da sposa fatti con la tecnica origami ai cestini con la carta riciclata dai volantini «Facendo questi manufatti non si diventa ricchi, anzi, ma ci ripaga davvero il sorriso della gente» 

NUORO. L’arte di lavorare la maglia, Irene Kozma, l’ha imparata in un bunker di Budapest nel ’44. «Avevo tre anni e mezzo – racconta – e insieme agli altri miei concittadini ci eravamo nascosti lì per rifugiarci dai bombardamenti. Così, ognuno cercava di far passare il tempo in vari modi, e c’era un signore che sferruzzava a maglia. Mi ha incuriosito e col tempo ho imparato anch’io». Svariati anni dopo, tutto quello sferruzzare appreso in tempo di guerra le è servito anche per confezionare un bel maglione all’adorato marito Nardino Masu, il grande atleta nuorese del sollevamento pesi, protagonista anche in Nazionale, scomparso alcuni anni fa. «Per fare un maglione a Nardino – racconta, con un pizzico di nostalgia e un bel sorriso, la moglie Irene – ci voleva più di un kg di lana. Era molto grosso, eh. E in tanti anni non ho mai smesso di coltivare la mia passione per la maglia. L’ho sempre affiancata al mio lavoro. A Budapest, poco prima di conoscere Nardino, mi ero laureata in Economia, ma l’ho incontrato facendo l’interprete. E poi, una volta arrivata a Nuoro, ho insegnato anche fitness dopo aver preso un diploma. Ma la maglia mi è sempre rimasta nel cuore».

C’è anche Irene Kozma con la sua bella storia di amore, guerra e passione a cavallo tra Budapest e Nuoro, dietro i volti e l’impegno dei dieci hobbisti nuoresi che ieri hanno animato la sala d’attesa della stazione Arst di via Lamarmora per proporre le loro creazioni ai nuoresi nel giorno di San Valentino. E così, tra un banchetto e l’altro, si scoprono storie di vita, piccoli e grandi sacrifici, il desiderio di passare il tempo libero in modo diverso, divertente e produttivo. «Questa è la nostra prima uscita in questo spazio che ci ha messo a disposizione la direzione regionale Arst e Salvatore Tedde, della direzione di Nuoro-Macomer – spiega Fabio Lampis, hobbista e intagliatore del legno con il laser, presidente dell’associazione Creativi nuoresi e della Federazione creativi sardi – e speriamo di poter continuare a organizzare iniziative anche qui. Se tutto va bene torneremo a esporre l’8 marzo nella hall del San Francesco». Sono tanti, dunque, e chiedono spazio, attenzione, e soprattutto il sorriso delle persone che incontrano, i creativi nuoresi. Perché, spiegano, «questa per noi è una vera passione. Non ci guadagniamo quasi nulla, ma in cambio trascorriamo il tempo tra la gente e mettiamo a frutto la nostra creatività». Stefania e Michela Brotzu, ad esempio, sono due sorelle nuoresi con il pallino dell’uncinetto. Delle due Stefania è la veterana, mentre Michela – lo confessa – «assembla i lavori fino a dar loro una forma compiuta». E dal felice connubio nascono pupazzi, ciondoli e bracciali. «Per noi – spiegano – è un modo per scaricare la tensione e arrotondare. Ma giusto qualcosina, perché dietro ogni singolo pezzo c’è tanto lavoro, materiale e fatica. Ma noi siamo contente comunque, è un hobby che ci piace». Enza Portas, invece, nuorese anche lei, è la maga della carta riciclata. «Utilizzo i depliant dei supermercati – racconta – li piego e li lavoro fino a farne cestini e oggetti vari. Se devo utilizzarli, preferisco i colori naturali: uso l’orzo, ad esempio, per dare quel colore marron caramello naturale. Certo, facendo queste cose non si diventa ricchi, ma la cosa più bella è vedere la gente incantata davanti ai nostri lavori». Vicino a lei, nella sala d’aspetto dell’Arst, ci sono anche Agostina Pala, infermiera in pensione, e vera artista dei bijoux che preparare con le “perline di precisione”, Maria Congiu, esperta di gioielli e ricamo, Neli Sarti, figlia del celebre “Toscanino” che vendeva i gelati in via Roma, che lavora la farina Maizena e la trasforma in centrini, Adriana Bardi che da una ventina d’anni tesse le perline e le trasforma in piccoli gioielli e manufatti, e Claudia Pistidda, che tra una creazione e l’altra, è riuscita persino a realizzare diversi cuori con le cannucce di carta. Una sciccheria, per San Valentino. E tra tanti hobbisti che ieri ospita la sala d’attesa della stazione, spunta pure la grande ironia di due amiche, cognate, vicine di casa e anche altro: non a caso si sono ribattezzate “Le comari”. Giuliana Zoppi un tempo faceva l’insegnante di matematica, mentre la cognata Adriana Cocciu lavorava all’Upim. Ora che sono in pensione si dedicano a una passione che Giuliana ha trasferito
alla comare: l’arte dell’origami. Lavorano e ripiegano la carta e fanno vasi, fiori e quello che la fantasia suggerisce. «Per noi è un vero piacere – spiegano – con i nostri fiori di carta abbiamo addobbato persino alcune chiese per matrimoni o cerimonie. Compreso il bouquet della sposa».

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