Carnevale di Barbagia, a Nuoro invasione delle maschere etniche

Grande successo per la sfilata: centinaia di persone hanno assistito allo spettacolo per le vie della città

NUORO. È stata la tradizione della vera Sardegna, quella più antica e autentica, a sfilare ieri per le strade della città. Da via Lamarmora al corso Garibaldi, per finire poi ai Giardinetti di piazza Vittorio Emanuele, è stato come assistere dal vivo a una lezione sul campo di antropologia e di etnografia. Una magia iniziata con il rito della vestizione in piazza Sardegna dove i gruppi arrivati da 12 paesi dell’isola si sono dati appuntamento per la partenza. In sottofondo il suono dei Tamburinos di Gavoi che a ritmo hanno provato la melodia che avrebbe accompagnato il loro passaggio durante la prima tappa della sfilata del Carnevale di Barbagia.



A pochi passi, nell’aiuola all’ombra della maestosa “porta” di marmo bianco, ghirlande di pesanti campanacci, legati tra loro da spessi lacci di cuoio aspettavano di essere indossate sulle pesanti pelli di pecora dei Boes e Merdules di Ottana. Poco più in là Su corongiaiu di Laconi: uomini con indosso un cappotto di lana di pecora prima di calarsi sul volto la mostruosa maschera di sughero caratterizzata da un grosso naso e grosse corna di capra sulla testa, hanno bruciato pezzi di sughero per annerirsi faccia e braccia. Un rituale prima della metamorfosi da uomo ad animale per dare vita al tanto atteso spettacolo. Ovviamente ad attirare l’attenzione dei tanti curiosi ci hanno pensato i bambini dei Thurpos di Orotelli e di Su Bundu di Orani che si sono calati nella parte e con grande senso di appartenenza hanno dato prova di coraggio e maestria nel ripetere passi e danze tramandate di generazione in generazione. Non sono mancate le figure femminili: sa maschera limpias di Fonni che con eleganza, indossando parti del costume tradizionale hanno sfilato al ritmo di ballo. Come loro sa Maschera a Gattu di Sarule che portando due gonne del costume al rovescio e un velo nero sul volto, simbolo di morte, hanno sfilato dietro su Maimone. Uno spettacolo unico ed emozionante portato in scena tra due ali di folla anche dai gruppi arrivati da Austis, Teti e Sorgono le cui maschere, dando vita a riti augurali con manifestazioni misteriose, hanno riproposto gli antichi rituali che hanno radici nella tradizione popolare contadina.

Soddisfatta l’amministrazione comunale per la riuscita della manifestazione. «Atmosfera ancestrale, suoni vibranti sordi e cubi, ossa sulle spalle, maschere lignee sul viso, pelli di pecora sul corpo, colori bianco e nero, luce e notte, personaggi inquietanti e imprevedibili – ha detto entusiasta l’assessore al Turismo Rachele Piras –. Tutto all’insegna della tradizione, tra sacro e profano nella sfilata danzante lungo le vie della città. Da parte nostra un ringraziamento speciale a tutti i partecipanti e agli organizzatori che con la loro pazienza, il gusto del divertirsi e del far divertire, hanno reso particolare e unico questo nostro carnevale».
 

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