Dorgali, svizzero a giudizio due volte per lo stesso reato

Pierre Waeny era accusato di abuso edilizio in un’area sottoposta a vincolo. Dopo un primo processo nel 2016 andato prescritto, due giorni fa l’assoluzione

DORGALI. «Ne bis in idem» è una formulazione latina di carattere giuridico per indicare che nessuno può essere giudicato due volte per lo stesso fatto. Qualche giorno fa però nel tribunale di Nuoro, davanti al giudice monocratico Giuseppe Carta, un cittadino svizzero, da anni residente a Dorgali si è trovato a processo per la seconda volta per lo stesso reato. Il primo procedimento a carico di Pierre Waeny 54enne nativo di Zurigo, era sfociato in un processo davanti al tribunale barbaricino e si era concluso 19 ottobre 2016 con sentenza che certificava l’avvenuta prescrizione. L’uomo, difeso dall’avvocato Luca Fancello, era accusato di aver occupato abusivamente un’area nel territorio di Dorgali, a Oddoene, gravata da uso civico dove era stato sottoposto a sequestro un fabbricato, ultimato in assenza di permesso di costruire, e costituito all’epoca dei fatti da un piano seminterrato di 50 mq per deposito attrezzi, un piano superiore ad uso abitativo di 80 mq.

Secondo l’accusa le opere erano state realizzate senza alcuna autorizzazione in un’area sottoposta a vincolo paesaggistico. Con la costruzione dell’opera edilizia Pierre Waeny avrebbe alterato le bellezze naturali dei luoghi in un’area gravata da uso civico e inoltre sottoposta a speciale protezione dell’autorità. Ebbene, il 19 ottobre di tre anni fa il giudice Antonella Useli Bacchitta aveva dichiarato estinto il reato per prescrizione e, di fatto, aveva posto la parola fine alla vicenda giudiziaria che aveva visto protagonista il cittadino svizzero. Sentenza passata poi in giudicato. Quindi la sorpresa, appena due anni dopo. All’inizio del 2018, nel mese di marzo, al cittadino Pierre Waeny viene notificato nuovamente un decreto di citazione a giudizio, sempre davanti al tribunale di Nuoro per gli stessi fatti. La prima udienza si svolge il 29 giugno 2018. Ne seguiranno altre due: l’ultima qualche giorno fa quando l’avvocato Luca Fancello evidenziando davanti al giudice il netto

contrasto con i principi del “ne bis in idem” di cui all’art. 649 c.p.p, dopo aver depositato la prima sentenza passata in giudicato, ha chiesto e ottenuto l’assoluzione per l’imputato. Verdetto che ha così chiuso definitivamente la vicenda giudiziaria a carico di Pierre Waeny.
 

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