Nuoro, «Pronto soccorso del San Francesco: 48 ore di inferno»

La denuncia di un uomo: neanche un posto letto, tre giorni in barella. La direttrice generale Cattina: sovraccarico di utenti

NUORO. «La mia odissea al pronto soccorso del San Francesco di Nuoro è durata 48 ore. Dalle 19.12, orario di accettazione del 3 marzo, alle 18.30 di martedì sera, 5 marzo, momento in cui mi hanno dimesso. Tre giorni senza poter né mangiare né lavarmi». Inizia così il racconto di Felice Serra, guardiano del parco mezzi di Forestas di Talana.

L’uomo, 60 anni, il 26 febbraio, dopo una brutta caduta in campagna raggiunge l’ospedale del capoluogo barbaricino. Dopo le visite del caso viene rimandato a casa con un cura antibiotica. Le sue condizioni, tuttavia, non migliorano. I postumi della caduta continuano a creagli problemi. «Accusavo un forte dolore alla spalla e al petto, sanguinavo dalla bocca. E mi sono preoccupato. Visto che la distanza tra il mio paese e l’ospedale di Lanusei e quasi uguale a quella di Nuoro e ho parenti in città ho deciso di tornare al San Francesco». A quel punto comincia la disavventura di Serra che dipinge il pronto soccorso con i toni cupi di un girone dantesco. «Mi hanno visitato alle 21.37. Ero con tanti altri pazienti tutti ammucchiati. Ho contato 53 persone in una stanza, senza considerare i parenti. Chi in barella, chi in poltrona ma tutti ammassati in uno spazio angusto». Le disavventure continuano. «Mi sono spostato un attimo dalla barella e quando sono tornato non c’era più: ho dovuto sedermi sul trolley» dice il dipendente di Forestas che, attento ai dettagli, conta appena due infermieri per una moltitudine di gente. E soprattutto viene a conoscenza del motivo per il quale tutte quelle persone stazionano nella sala d’attesa: in ospedale non c’è neanche un posto letto libero.

«Ho vissuto sulla mia pelle una situazione umiliante, vergognosa. Mi sono alimentato con le brioscine del distributore visto che in ospedale – sottolinea – non c’è neanche un bar e non potevo certo lasciare il pronto soccorso». Nel corso delle 48 ore Serra viene sottoposto a esami e visite seppure a rilento. Martedì pomeriggio in ambulanza raggiunge lo Zonchello per un ulteriore esame e al suo ritorno al pronto soccorso viene dimesso. Arriva stravolto a casa sua che è già sera. «Ora mi chiedo: ma vi sembra questo il modo di trattare i pazienti? Non voglio dare la colpa al personale ma al sistema. Non avete idea – conclude Serra – di quanti anziani sono andati via senza essere visitati perché snervati dalla lunghissima attesa». La situazione descritta dal sessantenne ogliastrino è chiara anche agli occhi della dirigenza della Assl nuorese. «Purtroppo- commenta la direttrice dell’area sociosanitaria locale, Grazia Cattina – ci sono dei periodi in cui si registra un sovraccarico considerevole di utenti. Periodi nei quali, a fronte di un’affluenza così elevate, non c’è la disponibilità di posti letto». Per quel che riguarda la carenza di organico, a breve, la situazione dovrebbe migliorare notevolmente. «Abbiamo già avviato un percorso di incremento delle dotazioni organiche

con il completamento del concorso per il pronto soccorso. A breve – conclude la direttrice Assl – ci saranno più medici e infermieri, ma anche a fronte dell’adeguamento del personale e delle strutture non è detto che in situazioni particolari il problema non si ripresenti».
 

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