Orotelli, origini e misteri dei Thurpos a 40 anni dalla riscoperta della maschera

Un convegno voluto per rinsaldare ancora di più il legame che unisce la storia e la cultura del paese con la sua maschera più antica.

OROTELLI. “Origini e misteri dei Thurpos”: questo il titolo del convegno di domenica 10 nel centro polivalente “Franco Pintus”. L’iniziativa, promossa dall’associazione culturale “Maschere etniche sos thurpos” con il patrocinio del Comune, è stata organizzata per ricordare il quarantennale della riscoperta della maschera dei thurpos: simbolo e sintesi del carnevale di Orotelli.

Un convegno voluto per rinsaldare ancora di più il legame che unisce la storia e la cultura del paese con la sua maschera più antica. Una simbiosi di mistero e di magia, di tragedia e di speranza, che affonda le radici nel lavoro dei campi, dove i riti propiziatori erano invocazioni per sopravvivere. I thurpos sono questo e altro: dietro il gabbano di lana ruvida e rigida si nasconde la storia di tutta la comunità di Orotelli.

Ora, quelle maschere, scomparse nel tempo e riscoperte nel 1979 da una ricerca dell’insegnante Giovannina Pala Sirca effettuata in collaborazione con il gruppo ricerche “Salvatore Cambosu” e gli alunni delle scuole elementari, ricompaiono a carnevale, con il gabbano di orbace nero, il cappuccio calato sugli occhi e una bandoliera di campanacci. «Maschere la cui allegria consiste nella tristezza» scriveva Salvatore Cambosu nel libro “Una stagione a Orolai” descrivendo il nuovo vestito di Cardellino che sembrava “un mamuttone”, la maschera di Mamoiada più conosciuta in Barbagia. E, in realtà, anche il viso dei thurpos annerito dalla fuliggine del sughero bruciato non sembra promettere nulla di allegro.

«Lo stesso pubblico – scriveva ancora Cambosu – assisteva al loro passaggio come a quello di un funerale». Una teatralità dalla simbologia tragica, quella dei thurpos, il cui significato letterale è gli orbi: i

ciechi, che, con i loro riti, cercano di attirarsi i favori della natura, nella lotta simbolica del contadino-bue per sopravvivere contro gli elementi malefici del tempo. Elementi etnici di origine pagana che, nel convegno di domani, saranno rievocati a fondo.


 

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