Parchi in gestione, le associazioni: «Dateli a un euro»

Salvaguardia Monte Ortobene critica la scelta della giunta «È sbagliato accorpare le aree verdi con i punti di ristoro»

NUORO. Il Comune riprova a dare in gestione i principali parchi urbani della città e dell’Ortobene, ma è già polemica. A riaccendere le polveri è l’associazione Salvaguardia Monte Ortobene, che aveva criticato i precedenti bandi per le stesse aree (le gare erano state annullate per mancanza di partecipanti) e aveva denunciato l’operato della giunta comunale nella cura del verde urbano, vedi capitozzatura degli alberi lungo strade cittadine. «Trovo apprezzabile che il Comune voglia dare queste aree in gestione – dice Alberto Aretino, vice presidente dell’associazione, laureando in Scienze Forestali – ma ho la sensazione che voglia fare cassa imponendo condizioni economiche e contrattuali che dubito qualcuno in città sia in grado di accollarsi, vista la crisi diffusa. Soprattutto giovani in cerca di lavoro. Credo che anche stavolta i bandi di gestione andranno deserti. Noi ci siamo già espressi: le aree verdi vanno date in gestione al prezzo simbolico di un euro e scorporate dalle strutture di ristoro». Ma cosa comportano i nuovi bandi rispetto ai precedenti andati deserti? Stavolta la giunta prima di bandire una gara vera e propria ha avviato, prudentemente, una consultazione di mercato. Nella quale però sono già indicati i termini che regoleranno il rapporto con le società che si aggiudicheranno la gestione. Eccoli struttura per struttura.

Bar Monte Ortobene. È lo storico locale gestito per decenni dalle sorelle Congiu, di fronte al parco in cima all’Ortobene. L’edificio deve essere completamente ristrutturato, a cominciare dal tetto crollato interamente negli anni scorsi e dall’adeguamento della struttura e dei servizi alle norme oggi in vigore. Tutti interventi che saranno a carico del gestore (recita il bado: «servizi di architettura e ingegneria necessari per la progettazione definitiva, la progettazione esecutiva e l'esecuzione di lavori strutturalmente e direttamente collegati alla gestione»), che però avrà l’azzeramento del canone per i primi cinque anni al massimo. Canone annuale che ammonta a 15mila euro, mentre il periodo di gestione varia da un minimo di otto a un massimo di 15 anni. Sostanzialmente la stessa somma del bando precedente che però imponeva una gestione trentennale. La differenza rispetto a prima è che il gestore del bar dovrà farsi carico anche della cura dell’intero parco in cima all’Ortobene, dovrà garantirne la pulizia, l’accesso gratuito (dalle 8 alle 20) e il controllo (in caso di non ottemperanza sono previste sanzioni quotidiane che arrivano sino a 500 euro). Un’incombenza non da poco visto che il parco in particolare nelle giornate estive è frequentato da centinaia di nuoresi.

Parco di Sant’Onofrio. Stesso discorso per l’unico parco davvero urbano della città, attualmente chiuso dopo i danni del maltempo dei mesi scorsi, evidentemente per il pericolo di crollo di alcuni alberi. Anche qui la gestione del punto di ristoro (in abbandono da anni, dunque da ristrutturare) viene affiancata all’area verde circostante. Il canone annuale è lo stesso, 15mila euro, ma il periodo di gestione va da un massimo di 30 anni a un minimo di 12. Qui l’azzeramento del canone arriva sino a 12 anni. Dovrà essere garantito sino alla mezzanotte l’accesso gratuito al parco, che dovrà essere pulito e curato. Sono previste sanzioni in caso di inadempienze quali la mancata apertura del parco e la cura del verde. Il gestore potrà usufruire della casa del custode del serbatoio idrico.

Parco di Sedda Ortai. Condizioni identiche a Sant’Onofrio, con la differenza che nel parco, anch’esso in sostanziale abbandono, il punto di ristoro è un chioschetto chiuso da anni e probabilmente da ricostruire. Dato comune ai tre parchi: l’aspirante gestore dovrà convincere il Comune con una relazione che descriva gli obiettivi di impresa. In che modo? «Attraverso l’elaborazione di una vision chiara, accurata, derivante da attente riflessioni sullo scenario
che l’imprenditore vuole attuare in funzione dei suoi valori», è scritto nel bando, e di una «mission (che) deve mostrare, in modo molto più dettagliato, come si intendono raggiungere gli obiettivi dell’azienda descritti dalla vision». Quando si dice parlare chiaro. O l’esatto contrario?

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