La truffa ad Afef «Non sapevo nulla»

Indagata 44enne di Lodè, è accusata di ricettazione: «Avevo prestato soldi per aiutare persone in difficoltà»

NUORO. «Volevo fare solo del bene e ora mi trovo in questa situazione. Non era la prima volta che mandavo soldi per aiutare altre persone in difficoltà». Albertina Vargiu la donna di Lodè accusata di ricettazione ai danni della modella tunisina Afef Jnifen, ex moglie di Marco Tronchetti Provera, si è vista notificare l’avviso di conclusione indagini a firma del pubblico ministero Andrea Ghironi, dopo che altre due procure, quella di Milano e di Cagliari, si erano occupate del caso a seguito della denuncia presentata dalla famosa modella contro ignoti. La 44enne, probabilmente a sua volta vittima di scaltri truffatori, è indagata per aver ricevuto la somma di 7500 euro proveniente da una frode informatica commessa da persone non ancora identificate che, appropriandosi dell’identità virtuale, username e password di Afef Jnifen, si erano sostituite alla stessa e avevano effettuato un bonifico bancario sul conto intestato alla donna di Lodè. «È una storia lunga – racconta al telefono Albertina Vargiu che mai avrebbe immaginato di potersi trovare in una situazione più grande di lei – È iniziata quando lavoravo per il Parma Calcio e avevo conosciuto tante persone. Tra queste Carleo Pistorius che mi aveva raccontato il dramma del fratello Oscar in Africa. Mi ero impietosita e avevo deciso di aiutarli in qualche modo: ogni tre settimane versavo 70-80 euro fino a raggiungere una cifra di circa 5mila euro. Denaro che mi era stato detto, mi sarebbe stato reso. In quel periodo avevo aiutato anche dei ragazzi arabi, perché stavano peggio di me e, nel frattempo, avevo cercato un contatto con Papa Francesco perché potesse ricevere i familiari di Pistorius. Loro però, alla fine, erano spariti. Solo dopo un po’ di tempo, quello che si faceva chiamare Carleo – aggiunge la donna – si era fatto vivo su Facebook per informarmi che doveva rendermi i soldi che gli avevo prestato. Mi aveva detto di aprire un conto in banca perché potesse versare il denaro: 7.500 euro che – ha tenuto a sottolineare Albertina – non erano certo tutti miei, che non ho mai potuto prelevare perché, nel frattempo, il conto era stato bloccato dalla magistratura che indagava sulla truffa ai danni di Afef, di cui io non sapevo nulla». Tre anni fa, esperti pirati informatici, riuscendo a impossessarsi delle chiavi di accesso della posta elettronica di Afef avevano ingannato la sua segretaria inviando via mail copie false di bonifici che doveva effettuare per suo conto. Solo dopo l’ennesima richiesta di denaro,
la segretaria e la modella avevano deciso di rivolgersi agli inquirenti e denunciare l’accaduto. Ora, per quanto riguarda la parte nuorese della storia, sarà il giudice del tribunale barbaricino a decidere sulla sorte di Albertina Vargiu forse tradita dalla sua bontà. (k.s.)

TrovaRistorante

a Nuoro Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Come trasformare un libro in un bestseller