Nuoro, i 108 anni leggeri di tzia Nicolosa

La nonnina della città festeggiata nella sua casa a Santu Predu. L’elisir? Serenità e amore per la vita

NUORO. «Grazie, grazie davvero degli auguri!». Felice e regale, tzia Nicolosa Manca; seduta nella poltrona dell’elegante salotto nella casa in via Sassari, proprio a un muro di separazione dalla casa-museo della sua illustre parente e Nobel per la letteratura Grazia Deledda, osserva gioiosa l’andirivieni degli ospiti. Occhi azzurri, uno sguardo che ha attraversato il secolo breve: ieri, tzia Nicolosa ha festeggiato il compleanno numero 108. E di conseguenza, quella regalità, il filo di perle sul maglioncino rosso, la spilla d’oro sull’ultimo bottone, sulla tavola la tovaglia ricamata e un tripudio di dolci e pizzette e bibite e liquori – anche fatti da lei –; quello sguardo sereno e divertito, sono la sintesi di una esistenza lunga e tranquilla.



Nicolosa Manca è nata il 17 marzo 1911; in quell’anno, per dire, nello stato di New York nasceva il futuro colosso dell’informatica Ibm; Vincenzo Peruggia rubava dal Louvre la Gioconda; per la prima volta, la Nazionale italiana di calcio indossava la maglia azzurra in una partita ufficiale. Per avvicinarci un po’ a tzia Nicolosa: Nuoro contava 7248 abitanti (censimento del 1911); l’avvocato Pietro Mastino già si imponeva nelle aule di giustizia quale principe del foro; e Grazia Deledda, lei dava alle stampe il romanzo “Nel deserto”, uscito a puntate su Nuova Antologia. Il Nobel era ancora lontano.

«Sto bene, per camminare, certo, mi devo appoggiare al carrellino ma non mi posso lamentare», spiega Nicolosa. Ieri, sin dalla mattina la casa di Santu Predu dove si trasferì con la famiglia nel 1950 «ma io sono nata in via Chironi, non lontano da qui», è stata inondata da parenti, amici, vicini di casa. Maria Antonietta e Amelia, due delle quattro nipoti, accolgono tutti, ma non c’è bisogno di filtri perché Nicolosa è attenta, partecipe. Licenza ginnasiale, e per Nuoro a quei tempi voleva dire molto. «Non mi sono mai sposata, avevo un fratello morto nella Prima guerra mondiale e mia sorella è mancata che aveva 90 anni», racconta. Nel salotto, come nel resto della casa, i quadri che questa garbata ma energica signora ha creato incessantemente: dipinti ma anche pizzi e merletti. «Mani d’oro», spiega Alessandro, uno dei sette pronipoti. Quadri e anche liquori: tzia Nicolosa, spiegano, è cintura nera nella preparazione del Vov.



Poche uscite, qualche volta in chiesa, ma sempre i ritmi consueti: tra questi, l’ascolto del rosario, e un po’ di televisione. Chiederle come si faccia ad arrivare a 108 anni con questa invidiabile leggerezza è quasi banale. «Lo ha voluto Dio», sorride, e i genetisti che cercano l’elisir di lunga vita tra doppie eliche se ne facciano una ragione. Certamente ci sarà anche la genetica, ma sembra, a vederla così, semplicemente serena, che molto di questa ricetta stia nell’aver saputo accogliere con intelligenza e amore ciò che la vita le ha messo sulla strada, senza rancori o affanni, in un ambiente evidentemente positivo. Anche se non siamo esattamente nella blue zone che gli specialisti individuano come la terra dei centenari.

Ieri mattina ha ricevuto la visita del sindaco Andrea Soddu e delle assessore Rachele Piras e Eleonora Angheleddu, che le hanno portato un mazzo di fiori. E nel pomeriggio, il coro Amici del Folklore ha cantato per lei No potho reposare. Qualche anno fa la Coldiretti l’ha nominata socia ad honorem, lei che per anni ha anche lavorato nelle tenute di famiglie.

A 60 anni, tzia Nicolosa aveva preso la patente. «Sì, avevo una 600. Dove andavo? Dove serviva». Elementare, quando la chiarezza e la semplicità sono la cifra di una esistenza. Anzi: la tripla cifra.
 

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