I 106 anni di tzia Patonia cibo sano ma niente vino

La nonnina di Dorgali sta bene e vive circondata dai figli (sette) e dai 25 nipoti Sfata però il mito che la longevità sia associata a un bicchiere di rosso: non beve

DORGALI. Quota cento per tzia Maria Antonia Sotgia è già un ricordo, perchè l’ ha superata da tempo . Domani di anni ne compie 106. Nata il 21 marzo 1913, zia Patonia, come viene chiamata a Dorgali, adesso è la seconda donna più anziana del paese dopo zia Innassia Mula che il primo secolo di vita lo ha festeggiato il 26 gennaio di sette anni fa. Cento anni li ha compiuti di recente anche zia Tonia Lovicu. Sono dunque tre le centenarie nonnine di Dorgali, mentre attualmente, nessun maschio ha tagliato il traguardo dei cent'anni. Sposata con ziu Billia Fancello “Tartarinu”, sette figli, casalinga, 25 nipoti ha sempre lavorato in casa, autosufficiente fino ai 92 anni, poi ha dovuto cedere e sono state le figlie a occuparsi di lei, nel rione di Santu Lussurzu (San Lussorio), dove ha sempre vissuto. Non ha avuto mai malattie importanti. Non c'era tempo di ascoltare le malattie e i malumori, il lavoro è sempre stato la priorità e in una casa con sette figli di lavoro da fare ce n'era e come. Solo da qualche tempo ha lamentato problemi cardiaci e le è stata installato una pacemaker. Nessun altro problema di salute, grazie anche a quella che oggi si definisce corretta alimentazione. Ha sempre mangiato tutto, non ama molto la carne, meglio le verdure e i cibi semplici. La longevità dei sardi è spesso associata alla sana alimentazione accompagnata da un bicchiere di vino rosso. Tzia Patonia raramente ha bevuto un bicchiere di vino anche perché le creava qualche problema di irritazione cutanea, ma questo non le ha impedito di tagliare brillantemente il traguardo dei cento anni. Una sua passione è sempre stato il canto e la poesia, passione che ha trasmesso ai figli Maristella, Tonino e Salvatore, tutti pluripremiati nelle varie rassegne di poesia in limba in tutta la Sardegna. Una passione ereditata dalla nonna materna, la signora Mariangela che scriveva le poesi. Maristella le ha dedicato, “Mamma son chent'e sese” In pittu e palas cantaros securos , T'at dadu Deu 'o puru charchi santu, D'abbare tancas de su coro ...'incantu E recreu a sos anno prus maduros - mi paret de intendere intas sos muros Chi han intratesu chin ojos d'ispantu-Sonnios
, disizos , isper'e bantu- De s'anima 'e sos tempos meda duros-Tottu ti lumeritas su camminu ! fruttu , 'e su suore car'à 'bentu - Cand'as ispartu chin granos d'amore-Sas manos , e iffustu de pache su terrinu- Beranu 'a difesa e fundamentu- T'isterrat galu nobile laore”.

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