Fatturazione elettronica l’ira dei commercianti

A Macomer domina lo scontento tra gli operatori costretti alle nuove procedure Benzinai, autolavaggi e negozianti lamentano problemi al software e forti ritardi 

MACOMER. In vigore dal 1° gennaio scorso, come previsto dalla legge di Bilancio 2018, la fatturazione elettronica sembrerebbe essere più un grattacapo che non una semplice soluzione a portata di click. A sentire chi lo utilizza, il documento in formato digitale avrebbe solo aumentato la mole di lavoro e l’esborso di denaro. Insomma, questi primi 82 giorni di rodaggio non sembrano essere stati dei più semplici. «Ci ha complicato l’esistenza», tuona Fabrizio Agus, gestore del distributore Eni di Macomer. «Noi serviamo tra i 300 e i 400 clienti al giorno. Il tempo che prima utilizzavamo per pulire i vetri delle auto o controllare la pressione delle gomme, ora lo impieghiamo per emettere la fattura elettronica. E non potendo assumere qualcuno che sbrighi queste pratiche – aggiunge –, sono costretto a portarmi il lavoro a casa. Succede spesso che la notte debba aggiornare i dati da inserire nella fattura mensile che molti clienti chiedono. Ieri mi ci sono volute due ore. Non dimentichiamo i costi del software. Abbiamo dovuto sborsare 1.300 euro per acquistarlo e come se non bastasse – tuona –, superato il numero di 500, le fatture si pagano. Dall’inizio dell’anno ne abbiamo emesso più di un migliaio, 363 solo nei primi 20 giorni di marzo».

Il malcontento è palpabile, si respira anche a distanza di qualche decina di metri, nel distributore della Q8 che ha in appalto Mauro Cabras. «Non essendo i gestori dell’impianto siamo esonerati dal rilasciare fatture – spiega –, ma dobbiamo farlo quando serviamo i clienti dell’officina e dell’autolavaggio. Le prime settimane abbiamo avuto serie difficoltà. Ora, anche grazie alla fattura cumulativa o mensile, riusciamo a snellire le pratiche ma la verità – confessa –, è che avremmo fatto volentieri a meno di questa ’rivoluzione digitale».

Dello stesso avviso anche Maria Bonaria Pireddu, da 25 anni contabile del Prisma Cosmetics Center di Macomer. «Da quando il nostro negozio al dettaglio ha l’obbligo della fatturazione elettronica, il lavoro si è complicato. Ogni giorno è necessario accertarsi che tutte le fatture siano arrivate. Se non sono visibili nell’apposito sistema, bisogna ricercarle in un’area riservata dell’Agenzia delle Entrate. Si fatica e si perde molto tempo».

A trovare farraginoso il meccanismo sono pure i professionisti. «Come se non bastasse – sottolinea Tonina Cadeddu, commercialista di Borore –, bisogna fare i conti con la manutenzione del software che può durare ore. Questo comporta il bloccodelle attività. La fatturazione elettronica
– aggiunge –, introdotta per evitare l’evasione fiscale e ridurre il cartaceo, ha parecchi limiti». La speranza è che entro giugno, periodo di tolleranza che non prevede sanzioni per eventuali sbagli nell’emissione, si intervenga per rendere più agevoli le procedure.



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