Nuoro, trapiantati pronti alla rivolta

Bellu (Aitf onlus): la Assl non ci ascolta e dimentica il progetto del Day service al San Francesco

NUORO. «Chiedo, anzi: pretendo di avere quanto prima un incontro con la direttrice generale dell’Assl di Nuoro Grazia Cattina per discutere di tutti i problemi inerenti il Day service dei trapiantati di fegato». Mai avrebbe pensato di dover urlare ai quattro venti, Luigi Costanzo Bellu, presidente dell’associazione trapiantati Aitf onlus Nuoro-Ogliastra, per poter essere ricevuto e sentito nei “piani alti” della sanità barbaricina. Presa più dalle questioni geopolitiche (pre e post elezioni regionali) che dal lavoro al servizio degli utenti, tant’è vero che il nascente Day hospital per i trapiantati di fegato del San Francesco di Nuoro è caduto nel dimenticatoio. Umiliando con un colpo di spugna chi è costretto a fare 300, se non addirittura 600 chilometri per recarsi al centro trapianti del Brotzu di Cagliari. Nel sodalizio capitanato da Bellu, infatti, si contano pazienti di Nuoro come di Bosa, di Arbatax come anche della Gallura e di Sa Costera, da Benetutti a Bono e Bottida.

Per tutti loro sottoporsi ai controlli periodici previsti dal protocollo per i trapiantati diventa così una vera e propria odissea. «Ma ora basta: non tollereremo più di essere messi da parte – sottolinea il presidente dell’Aitf onlus Nuoro-Ogliastra –. Pretendiamo di essere informati su ogni e qualsiasi cosa riguardi i problemi inerenti ai trapiantati perché è un nostro sacrosanto diritto, perché quel progetto è nostro, noi lo abbiamo ideato e portato avanti su e giù per la Sardegna, nei vari uffici e assessorati preposti, noi abbiamo combattuto, sofferto, supplicato, affrontato tutto quello che ci si è parato innanzi e non ci fermeremo di fronte a niente e nessuno». Preso in esame per la prima volta dall’allora commissario della Asl di Nuoro Mario Palermo, il progetto dell’Aitf punta a fare del capoluogo barbaricino il punto di rifermento per i trapiantati del centro-nord Sardegna.

«Dopo una serie di incontri – racconta ancora Bellu –, anche il dottor Fausto Zamboni, primario del Centro trapianti del Brotzu, era disposto, previa richiesta da parte del direttore della Assl di Nuoro, a formare medici che nel frattempo si fossero resi disponibili a lavorare al San Francesco». Riunione dopo riunione, tutto sembrava andare per il meglio. Decaduto Palermo dalla carica di commissario, tuttavia, «tutto si fermò e nonostante gli sforzi per far ripartire il progetto nessuno ci diede più risposte». Il progetto fu accantonato. A riprenderlo in mano è stato il nuovo direttore Asl Andrea Marras, con l’ausilio della direttrice sanitaria Maria Carmela Dessì. Anche l’assessore regionale della Sanità Luigi Arru, attraverso il suo capo di gabinetto Gianni Salis, prese in carico il progetto, sostenendolo e portandolo avanti. Il pressing politico si fece sentire, in prima fila la consigliera regionale Daniela Forma, componente della Commissione sanità. «Finalmente, dopo un paio di mesi – è la ricostruzione che fa Bellu –, il direttore generale dell’Ats Fulvio Moirano affidò il nostro progetto nelle mani dalle nuova direttrice della Assl di Nuoro. E qui iniziano le dolenti note».

«Dove verrà collocato il nostro ambulatorio? Chi saranno i medici che si occuperanno di noi? Cosa dicono i primari dei vari reparti dell’ospedale su come ci si dovrà orientare per tutti gli esami clinici, di laboratorio, strumentali ai quali dobbiamo essere sottoposti?». Niente: nessuna risposta, nonostante i mille solleciti. «Noi – incalza ora Luigi Costanzo Bellu –, 120 trapiantati di fegato, chiediamo e pretendiamo rispetto e se non riusciremo a ottenerlo da chi è preposto a questo incarico in questo momento, beh... allora lo cercheremo presso altre sedi, presso altri soggetti, presso altri interlocutori e in questa nostra battaglia non siamo soli, perché dietro di noi abbiamo 639 soci e

relative famiglie che ci incoraggiano, che ci sostengono e che ci stimano per la nostra serietà, per tutto l’impegno messo in quello che da anni abbiamo fatto per far crescere la cultura della donazione di organi, dei tessuti, del midollo osseo, del sangue e tant’altro ancora».
 

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