Elezioni provinciali, no dei sindaci

Si sfilano 19 primi cittadini su 22: «Non ci riconosciamo in questo ente, rivendichiamo specificità»

LANUSEI. Il nuovo assetto istituzionale disegnato dalla legge di riforma degli enti locali e voluto dalla giunta Pigliaru non piace alla stragrande maggioranza dei sindaci ogliastrini. Che in 19 (all’appello mancano solo Baunei, Lotzorai e Gairo) non si presenteranno alle elezioni di secondo livello per la provincia di Nuoro in programma il 27 aprile. La fronda dei primi cittadini di quella che fu la più piccola provincia italiana e che rivendicano la rappresentanza per un territorio che vive con disagio la riannessione a Nuoro, ha qualcosa di clamoroso non solo perché battaglia condivisa, ma anche perché si poggia sulla rinuncia all’espressione del voto.

In un documento i sindaci lamentano “la profonda incertezza e il senso di transitorietà che si percepiscono intorno ai temi della definizione della architettura istituzionale del nostro paese a partire, per quanto riguarda la Sardegna, dal referendum del maggio 2012 con il quale, si abolirono le 4 province di più recente istituzione e, passando attraverso la legge 56 e la legge regionale 2, sino ad arrivare al referendum costituzionale, oggi hanno bisogno di una definizione chiara, certa e urgente».

La stessa proposta di istituire un nuova provincia del Nord est Sardegna – secondo i firmatari del documento ovvero i sindaci di Ussassai, Ulassai, Perdasdefogu, Osini, Cardedu, Tertenia, Arzana, Elini, Ilbono, Barisardo, Triei, Tortolì, Lanusei, Girasole, Talana, Jerzu, Urzulei, Villagrande Strisaili e Loceri – non fa che ribadire la necessità di un superamento della legge voluta dall’allora assessore regionale Cristiano Erriu. «Un superamento – spiegano gli amministratori locali – in direzione di un quadro più funzionale e coerente con quelle che sono le legittime aspirazioni dei territori e le imprescindibili esigenze di sviluppo economico e sociale dell'intera isola».

Per i rappresentanti ogliastrini «esiste un rapporto tra assetto istituzionale e sviluppo, un rapporto che, per la parte che ci compete deve definire con chiarezza compiti e responsabilità di ciascun livello di governo». Le critiche non mancano e riguardano innanzitutto le criticità derivanti dal trovarsi in “periferia”. «In questi anni di assenza della provincia Ogliastra, in questi anni di commissariamento grave e antidemocratico, abbiamo assistito ad un pericoloso scivolamento dei centri decisionali in luoghi sempre più. Tanti servizi sono stati messi in discussione, di altri siamo stati privati, mentre economia, disoccupazione, demografia continuano a esibire e indicatori negativi». Sono queste le ragioni per le quali i sindaci non parteciperanno al voto e non presenteranno liste. «I sindaci – è la loro conclusione – non si riconoscono in questo ente e ritengono che l’assetto istituzionale così definito non corrisponda alle necessità del proprio territorio. La non
partecipazione al voto vuole essere un forte atto politico di un intero territorio che da tempo vede disconosciute le proprie istanze di crescita e partecipazione democratica ma sta a significare la ritrovata volontà di essere protagonisti responsabili del proprio percorso di autonomia».

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