Tossilo, dissequestrato il nuovo inceneritore

Il mega impianto di Macomer: il riesame di Nuoro ribalta la decisione della procura di Oristano

MACOMER. Due mesi fa il clamoroso provvedimento di sequestro da parte della Procura di Oristano. Ora la decisione opposta dei giudici del Riesame del Tribunale di Nuoro (ai quali nel frattempo è tornata la competenza) che liberano i lavori per la costruzione del nuovo inceneritore di Tossilo a Macomer dai sigilli. Per ora è stato depositato in cancelleria il dispositivo di dissequestro e probabilmente nei prossimi giorni con le motivazioni dei giudici (Amato, Loche e Meloni) si capiranno nei dettagli i contenuti della decisione, che di fatto consente la ripresa della costruzione del mega impianto da 32 megawatt destinato allo smaltimento dei rifiuti nella Sardegna centrale.

Un investimento importante (circa 45 milioni di euro, di cui la metà già spesi) che aveva suscitato un ampio dibattito pubblico su tutto il territorio e superato i diversi ricorsi dei tribunali amministrativi, per ultimo il Consiglio di Stato che aveva dato via alla legittima realizzazione dell’opera affermando tra l’altro che «l’incidenza in percentuale dei tumori non è superiore – nel distretto di Macomer – rispetto a tutti gli altri distretti dell’Azienda». Lo stop temporaneo ai lavori era giunto a metà febbraio con il provvedimento cautelare emesso dalla Procura di Oristano e convalidato dal gip (prima di Oristano e poi di Nuoro) quando il fascicolo era tornato nel tribunale barbaricino riconosciuto competente per l’inchiesta che vedeva proprio una funzionaria della Asl di Nuoro indagata per falso. Al centro del focus dell’indagine della Procura di Oristano pare esserci il parere positivo reso a suo tempo dalla Asl di Nuoro nell’ambito della procedura autorizzativa, espresso attraverso la trasmissione di uno studio del Centro epidemiologico aziendale (Cea) e riguardante la mortalità nella provincia di Nuoro. Sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti vi sarebbero alcuni elementi contenuti nella Via (Valutazione d’impatto ambientale), procedura approvata dalla Regione il 27 marzo del 2015 e con la quale si è dato il via libera definitivo alla realizzazione del nuovo forno che dovrebbe bruciare 60 mila tonnellate di rifiuti all’anno nel sito della zona industriale di Macomer.

Ad impugnare al Tribunale del Riesame il provvedimento di sequestro era stato il Consorzio per lo sviluppo industriale di Macomer assistito nella complessa vicenda dall’avvocato Gian Luigi Mastio. Nelle memorie depositate e poi vagliate dal tribunale del Riesame, che ne hanno accolto le deduzioni si chiede la revoca dell’ordinanza cautelare perché immotivata oltre che ingiustificata e sproporzionata. In pratica al Consorzio non è imputabile alcuna condotta colposa, anche perché nessuno dei dirigenti o dei vertici dell’ente gestore dell’impianto
avrebbe potuto conoscere eventuali comportamenti illeciti dell’indagata e di conseguenza trarre profitto da una sua presunta condotta criminosa. Ora dopo alcuni mesi di stop i lavori dovrebbero riprendere a pieno ritmo per rispettare i tempi di consegna fissati a giugno del 2019.

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