SINISCOLA 

Anche la pompìa finisce in polemica

La consigliera Floris attacca la giunta sulla coltivazione dell’agrume

SINISCOLA. «Due campi sperimentali per la coltivazione della pompìa che in vent’anni non hanno prodotto nessuna ricaduta sociale, economica e di immagine, vogliamo chiamarlo fallimento»: Caterina Floris consigliere comunale dell’opposizione ci va giù duro e invita l’amministrazione Farris. «L’idea progettuale nata nel 1997 sulla base della legge regionale 20/97, vede la luce nel 1999 attraverso il partenariato tra il centro di salute mentale del distretto Asl di Siniscola, Comune ed Ersat» spiega l’esponente di Unione per Siniscola. Ma malgrado tanti proclami, alla fine non si è risolto nulla e a vent’anni di distanza, ci ritroviamo con il Comune che fa il commerciante. Prima personalmente attraverso la vendita del frutto ad 1 euro cadauno (prezzo poi sceso a 60 centesimi) ed ora in concessione per due mesi visto il bando pubblicato l’altro ieri finalizzata alla raccolta e alla vendita dei frutti dei due campi de Janna ‘e Frore e su Manganu. Nulla si sa quindi della cooperativa sociale di tipo b che si sarebbe dovuta formare e che era l’obiettivo della legge 20 del 97 e per cui, la Regione Sardegna aveva concesso i finanziamenti per diversi anni. A rincarare la dose, il paragone con altri comuni del circondario. «Al contrario di Siniscola – spiega ancora la Floris che parla a nome di tutti i gruppi dell’opposizione –. Basta vedere cosa succede ad Irgoli dove una coop sociale nata con la stessa legge,
ha tredici dipendenti fissi oltre agli stagionali e lo scorso anno, ha raggiunto un fatturato nel di oltre 80omila euro oltre i dipendenti stagionali. Una coop che diversificato la sua attività e che si occupa ora di della coltivazione di fiori e ortofrutta». (s.s.)



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