A Nuoro si chiede un cambio di rotta: «Parchi verdi a prezzo politico»

La proposta di associazioni e comitati. L’assessore: valutiamo e poi modifichiamo gli appalti

NUORO. All’ennesimo bando andato deserto, all’ennesimo tentativo andato a vuoto per assegnare la gestione delle tre storiche incompiute verdi a Nuoro città, l’amministrazione comunale ha deciso di provare a prendere il toro per le corna. Per martedì 16, alle 15.30, nella sala consiliare, ha convocato associazioni, imprenditori, titolari di bar e pubblici esercizi, cooperative, semplici cittadini, li metterà intorno a un tavolo, tirerà fuori i bandi snobbati da tutti, e in sostanza, sfruttando lo strumento delle “consultazioni di mercato”, chiederà ai presenti: «Come dobbiamo modificare i bandi per renderli appetibili? Qual è il loro punto debole? Per quale motivo nessuno si è fatto avanti per candidarsi alla gestione pluriennale del parco di Sant’Onofrio, del chiosco-bar in cima all’Ortobene, del parco verde di Sedda Ortai?».

«Abbiamo deciso di cambiare strada – spiega l’assessore comunale alle Attività Produttive, Eleonora Angheleddu – perché abbiamo capito che altrimenti non si usciva da questo blocco. Siamo pronti ad ascoltare e a valutare le proposte di tutti, e poi, in base a quelle faremo le nostre valutazioni e modificheremo gli attuali bandi, finora andati deserti. Sappiamo che diversi si sono lamentati per l’entità del canone annuale, valuteremo anche questa proposta, di concedere le tre aree a un prezzo più accessibile, ma voglio anche ricordare che si tratta di un patrimonio consistente del Comune e che non sarebbe giusto regalarlo. Ascolteremo tutti, comunque, perché il nostro obiettivo è rendere questi tre spazi di nuovo fruibili a pieno alla città».

La vera nota dolente dei tre bandi per assegnare la gestione pluriennale del bar sul monte Ortobene e dei due parchi e annessi chioschi di Sedda Ortai e del colle di Sant’Onofrio, a quanto pare sta proprio, infatti, nel costo annuale della gestione prevista dagli attuali bandi.

Per ciascuno dei tre spazi verdi, infatti, gli attuali bandi prevedono che gli aspiranti gestori debbano pagare un prezzo base di 15mila euro all’anno, anche se per i primi anni il Comune verrebbe incontro ai gestori non facendo pagare il canone ma facendo pagare loro la stessa cifra di lavori per rimettere in sesto le strutture. Tutto ok? Neanche per idea: così come sono, i bandi, evidentemente, non sono piaciuti a nessuno, tant’è che le sedute sono andate deserte.

E i motivi sono anche abbastanza chiari: li spiegano in anticipo rispetto all’incontro di martedì 16, responsabili di associazioni di categoria, semplici cittadini, esponenti di comitati che da tanti anni si occupano dell’Ortobene e hanno a cuore la città, i suoi spazi verdi, i suoi parchi urbani. «Un affitto annuale di 15mila euro è insostenibile per le attuali condizioni di questi spazi e strutture – spiega il direttore provinciale della Confesercenti, Gianbattista Piana – il Comune deve andare incontro agli imprenditori che si fanno avanti concedendo la gestione a un prezzo decisamente più leggero perché bisogna considerare che in particolare quelle dell’Ortobene sono aree sulle quali si lavora più che altro nella stagione estiva. E poi gli imprenditori dovrebbero già sostenere tanti costi iniziali per sistemare le strutture».

«Il Comune deve andare incontro ai potenziali imprenditori – dice anche il presidente del comitato Monte Ortobene-Ultima spiaggia, Antonio Costa – da un lato perché si tratta di strutture e spazi abbandonati da tempo e dove ci sono da fare diversi lavori di recupero, e poi, dall’altro lato, perché bisogna pensare che si deve comunque puntare a offrire un servizio».

«Non si possono chiedere i canoni previsti dagli attuali bandi per zone abbandonate da tempo – dice Pietro
Mureddu del gruppo Salvaguardia Monte Ortobene – bisogna dare quelle strutture a costo zero. Finora il Comune ha sbagliato perché sta chiedendo troppo e invece deve dare in gestione quei parchi urbani a un prezzo simbolico e per un discreto numero di anni. Altrimenti non se ne esce».

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