Sequestri di droga record per oltre 4 milioni di euro

Macomer, dati presentati al Festival della legalità dalla sociologa Mazzette «Il centro dell’isola è uno dei punti di snodo dei traffici di stupefacenti»

MACOMER. «La Sardegna è una signora anziana che, mediamente, non presenta un rischio alto di criminalità, fatta eccezione per alcune tipologie di reati quali gli omicidi, tentati e consumati; gli attentati ai danni di privati, amministratori pubblici ed imprese; la coltivazione ed il traffico di droga; il traffico di armi. Cresce, inoltre, il pericolo che si saldino i legami con organizzazioni criminali di altre regioni». A dirlo la sociologa Antonietta Mazzette, curatrice del volume “Dualismo in Sardegna. Il caso della criminalità”, presentato a Macomer nell’ambito del Festival della legalità “Conta e cammina” e che individua la maggior incidenza di questi reati nella zona centro orientale dell’isola, 249mila abitanti in tutto, suddivisi in 91 comuni, compresi quelli del Marghine. Territorio nel quale l’emergenza criminale maggiore è data dal traffico di droga con Macomer definita dalla ricerca «uno dei punti di snodo dei traffici di stupefacenti».

Un dato su tutti: nel 2016 nel Sill (Sistema locale del lavoro) di Macomer si sono registrati tre sequestri di cannabis, la sostanza illecita più diffusa sul mercato nazionale, per un valore di 5000 euro; nel 2017 i sequestri di cannabis sono stati sempre tre ma il valore è cresciuto fino a superare i 4 milioni di euro. Sul problema droga nelle zone interne dell’isola si è soffermato anche Antonello Spada, presidente dell’ordine degli avvocati di Oristano: «In questo momento storico, scomparsi o ridimensionati i sequestri di persona, l’abigeato, le rapine in banca, considerati non più remunerativi, gran parte dei delitti sono legati, direttamente o indirettamente, alla coltivazione e al traffico della droga: furti in abitazione, rapine ad anziani, ricettazioni, tra gli altri. Molti dei nostri giovani hanno un tenore di vita alto, del tutto sproporzionato se rapportato al lavoro che svolgono. Ma non solo, non fanno nulla per occultare le ricchezze accumulate illecitamente: investire i proventi criminali in attività agricole e commerciali, o acquistare oggetti di lusso, sono dei modi per affermare il loro status all’interno delle comunità di appartenenza».

Ricchi di spunti di interesse i contributi offerti dagli altri relatori della serata, moderata dal giornalista Costantino Cossu. Romina Piu si è soffermata sul ruolo delle comunità; il collega Daniele Pulino ha analizzato gli spazi in cui vengono commessi gli omicidi, mentre Sara Spanu ha affrontato il tema delle baby gang, termine utilizzato talvolta in maniera impropria ma che
contribuisce a far emergere un fenomeno oltremodo preoccupante, quello dei gruppi di ragazzi dai 13 ai 18 anni uniti dal collante della violenza, spesso a discapito di coetanei più deboli. E che, in alcuni casi almeno, potrebbero rappresentare l’embrione dei gruppi criminali del futuro.

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