Nuoro, danneggiò il bus dell’Atp: 7 mesi

Giovane condannato per aver rotto con un pugno il vetro del mezzo. Assolti due amici

NUORO. Erano accusati, in concorso tra loro, di aver danneggiato un bus dell’Atp in via Lamarmora e ieri la vicenda giudiziaria per tre giovani nuoresi si è chiusa con una condanna a sette mesi e due assoluzioni. I tre: Davide Sanna, Simone Serra e Marco Baldi, all’epoca dei fatti poco più che maggiorenni, si erano resi protagonisti del grave episodio seppur con ruoli differenti. Stando alla ricostruzione della vicenda che risale a 7 anni fa, fatta in aula attraverso le dichiarazioni testimoniali, i tre aveva cercato di salire sul “postalino” tanto caro ai nuoresi, senza pagare il biglietto ma alla reazione dell’autista che dopo aver invitato Sanna a scendere aveva avuto con lui un diverbio, si era sentito un rumore al quale era seguita la rottura del vetro del mezzo. «Un calcio forse – aveva detto il dipendente dell’azienda trasporti sentito come teste dell’accusa – ma non sono certo perché ero rimasto al posto di guida. So solo che tutti dopo erano scappati e io avevo chiamato la polizia». Gli agenti erano riusciti a risalire poco dopo ai tre giovani che erano stati denunciati.

Ma secondo l’avvocato Ignazio Sanna, difensore di fiducia di Baldi (gli altri due imputati sono stati difesi d’ufficio), «in questa vicenda si è fatto un uso del plurale incriminante. Partendo dal fatto che il mio assistito era incensurato e soggetto estraneo a certe dinamiche delittuose – ha detto durante l’arringa – sarebbe stato giusto capire come quel giorno si siano svolti i fatti. È vero che erano tre giovani ma è altrettanto vero che solo uno aveva litigato con l’autista e respinto dal bus. Solo uno aveva reagito con rabbia sferrando un colpo al mezzo, non gli altri. Certo – ha aggiunto il legale – dopo la reazione d’impeto dell’amico sono scappati tutti insieme per riflesso naturale. Rintracciati pochi minuti dopo dagli inquirenti, solo uno aveva la mano sanguinante, lesioni che sarebbero dovute essere sufficienti a stabilire la responsabilità. Marco Baldi – ha concluso l’avvocato – per il quale chiedo l’assoluzione, con questa storia non c’entra nulla». Anche il difensore d’ufficio, l’avvocato Giovanni Gungui si è associato alle richieste del collega e ha chiesto l’assoluzione per gli altri due imputati. Il giudice monocratico Giuseppe Carta dopo un’ora di camera di consiglio, poco prima delle 13 ha
letto il dispositivo col quale ha accolto in parte le richieste del pubblico ministero Francesca Piccu che per primo, sostenendo essere stata provata la responsabilità degli imputati, ha chiuso la discussione sollecitando la condanna per tutti: 4 mesi per Baldi e 7 mesi per i suoi amici.

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