Il teste: ultimi lavori negli anni 80

Fabrizio Mustaro: «Nei documenti della Provincia nessuna traccia di chiusura della Sp 46» 

NUORO. «Mi sono occupato dell’indagine dall’origine fino alla conclusione». Ieri è toccato all’ex capo della squadra mobile della questura di Nuoro, Fabrizio Mustaro, oggi in servizio nella questura di Trapani, deporre in aula al processo per l’alluvione che vede 61 imputati accusati a vario titolo di diverse omissioni, e qualcuno della morte di Luca Tanzi a Oloè e di Maria Frigiolini a Torpè la sera del 18 novembre 2013. «Eravamo stati incaricati dalla Procura di accertare le eventuali responsabilità dell’ente proprietario della strada – ha detto il dirigente ai pm Emanuela Porcu e Ilaria Bradamante che lo hanno sottoposto all’esame davanti al giudice monocratico Giorgio Cannas –, e relativamente alla costruzione e progettazione delle gabbionate in pietra poste a protezione dei muri andatori del ponte che poi hanno ceduto alla furia dell’acqua; gli accertamenti riguardavano anche il ruolo nella manutenzione del tratto del fiume Cedrino, per la mancata pulizia dell’alveo e degli argini; verificare le eventuali responsabilità del Consorzio di bonifica del nuorese e dell’Enas (ente gestore acque) che gestivano la diga di Preda’e Othoni e della Protezione civile».

Migliaia i documenti acquisiti, decine le persone sentite e svariati i sopralluoghi sul campo da parte degli inquirenti per ricostruire i momenti tragici del passaggio del ciclone Cleopatra che sei anni fa mise in ginocchio l’intera isola. Ma nella documentazione sequestrata gli inquirenti non trovarono, per quella giornata, alcun decreto di chiusura al traffico da parte della Provincia (ente competente ndr). Per quanto concerne l’area del ponte di Oloè, era emerso che l’unica manutenzione ordinaria e straordinaria riscontrata risaliva agli anni Ottanta. Nessuna traccia di interventi predisposti per ripulire il tratto del Cedrino prossimo al ponte Oloè, mentre il versante opposto era stato ripulito dal Genio civile che a più riprese aveva segnalato a metà degli anni Sessanta la pericolosità della zona e invitato ad effettuare interventi urgenti, vista l’utilizzo che si faceva della diga di Preda’e Othoni gestita fino al 2006 dal Consorzio di bonifica.

«Ma dei lavori che si sarebbero dovuti fare in quel tratto di strada – ha sottolineato Mustaro – non si era fatto nulla. Se si fosse intervenuto il ponte non avrebbe ceduto».

La Provincia all’epoca dei fatti non aveva un piano di protezione civile e il giorno dell’alluvione si era avvalsa del comitato di emergenza della Prefettura. «Dalla cartografia rilevata dal piano di assetto idrogeologico – ha aggiunto il capo della squadra mobile – era emerso che la zona relativa al ponte era a rischio sommersione. Quel giorno il monitoraggio del territorio non spettava certo alle nostre pattuglie. La regola per noi era “tutti fuori”, pronti a intervenire in caso di bisogno. Questo tipo di servizio, nella giornata del 18 novembre era stato però predisposto dal Corpo forestale (dato emerso dai documenti ndr) che aveva istituito dei presidi anche nel tratto di strada nei pressi del ponte di Oloè. È proprio dalla documentazione fotografica acquisita negli uffici della Forestale che era emersa la presenza di alcune transenne all’incrocio tra la Sp 46 e Sp 38 in direzione Oliena e Dorgali che chiudevano parzialmente la strada». Quindi il punto, mai del tutto chiarito nel corso del processo, del perché la pattuglia di Tanzi sia transitata sulla Sp 46 nonostante la strada fosse stata transennata dalla polizia municipale di Oliena. «Luca Tanzi – ha detto Mustaro – aveva già smontato dal lavoro e aveva chiesto di continuare a stare in servizio. La sua
pattuglia ricevette l’ordine dalla sala operativa della Prefettura di prestare soccorso a un’ambulanza che doveva raggiungere l’ospedale di Nuoro. La carreggiata era transennata per metà o poco più. Su quel tratto il Defender era passato anche qualche ora prima». Si prosegue l’11 giugno.

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