Tutti i segreti dell’uomo dei bonsai

Alessio Ledda, da Macomer a Birori: una passione che diventa un lavoro

BIRORI. Tutto è nato negli anni ’90 sfogliando alcune riviste specializzate. Da allora Alessio Ledda, macomerese trapiantato a Birori, classe 1971, non ha mai abbandonato la sua grande passione per i bonsai.

«Sono affascinato dal Giappone. Dal suo popolo ho imparato il profondo rispetto per le piante e per il mondo che le circonda. La cultura nipponica è la mia filosofia di vita». Nata quasi per gioco, l’arte di Alessio Ledda è nota in tutti i continenti. La sua pagina Facebook, dove si possono ammirare decine di opere, è seguita da persone di 60 diverse nazionalità. Australiani, turchi, indonesiani, croati, neozelandesi e spagnoli, solo per citarne alcuni. Ma la creatività di quest’artista non è sfuggita neppure a due dei più famosi esperti bonsaisti al mondo: il giapponese Kunio Kobayashi e il portoghese Paul Muller. «Mi hanno contattato via web per farmi i complimenti e per sapere se avessi seguito dei corsi».

In realtà Ledda è un autodidatta. Non ha alle spalle studi specifici, ciononostante curiosità e impegno lo hanno trasformato in un profondo conoscitore delle piante in vaso. Nel suo giardino ce ne sono 40 e altre 20 in lavorazione. Forsizia, tamericcio, ficus cariga, salice, ligustrum e glicine. E ancora olivastro, quercia, elicriso, pero selvatico e prunus. Per valorizzarle al meglio, bisogna seguire delle regole. La più elementare è quella che ne determina la forma, rigorosamente conica. La parte inferiore del bonsai deve essere più larga e ramificata rispetto a quella superiore a punta. Poi ci sono gli stili: eretto casuale, scopa rovesciata, spazzato dal vento, a cascata e a semi cascata. «Niente può e deve essere lasciato al caso – spiega –, ogni pianta ha bisogno di una specifica composizione di terriccio. Deve essere annaffiata con l’acqua piovana. Se questo non è possibile si può usare quella del rubinetto ma solo dopo averla fatta decantare per almeno 24 ore. Il rischio è che il cloro, troppo aggressivo, faccia ingiallire le foglie». Il grande rispetto per la flora, ha spinto Alessio Ledda a non utilizzare fertilizzanti chimici. «Li preparo io», racconta. Ed ecco che le bucce di carciofi, fave e patate diventano miracolose. Non sono da meno l’ortica e tutte le erbe contenenti azoto. La nicotina, disciolta nell’acqua e poi vaporizzata sulle piante, può diventare un potentissimo antiafide. Nozioni che Alessio Ledda ha acquisito nel tempo. Il suo sogno è di trasmetterle agli altri,
magari attraverso dei corsi finanziati dalla Regione. «Per me sarebbe bellissimo trasformare questa passione in un lavoro a tempo pieno», confessa. In attesa, Ledda continua ad arredare giardini su commissione, ad affittare e vendere alcune delle sue opere d’arte viventi. (a.p.)

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