Bimbi esclusi dall’asilo: rassicurazioni dal Comune

Dorgali, l’assessora ai Servizi sociali Fronteddu risponde alle mamme dei piccoli  «In passato la cooperativa apriva a chi era fuori graduatoria, ora non si può fare»

DORGALI. «Quello dell'asilo nido è un servizio al quale teniamo di più: non per niente è quello che costa di più in assoluto. Le 9 mamme, compresa Antonella Angioi portavoce della protesta, devono solo attende che si riapra la graduatoria, e ci sarà posto per tutti i bambini. La nuova graduatoria partirà nel mese di luglio, ma se prima se nel frattempo si dovessero liberare dei posti, per rinunce o altro, i bambini entreranno prima». A parlare è l'assessora comunale ai Servizi sociali Rosanna Fronteddu che non ha gradito per nulla la protesta di alcune mamme capeggiate da una mamma, Antonella Angioi.

«Voglio chiarire – aggiunge – che la situazione è diversa rispetto alla prospettazione che ne è stata data dalle mamme e in particolare dalla signora Angioi. Fuori dall'asilo comunale non è mai rimasto nessuno, le domande sono state sempre soddisfatte. Chi rimane fuori sono i bambini che raggiungono il requisito necessario dopo la graduatoria. E ci tengo a precisare che non abbiamo lasciato mai nessuno senza il servizio».

Tra l'altro si tratta di un servizio al quale tiene in particolare l'amministrazione comunale pentastellata guidata dalla sindaca Maria Itria Fancello. Non per niente si spendono fior di quattrini. La quota annua del Comune è pari a 116mila euro, le famiglie pagano nel complesso 75mila euro per un totale di 191mila euro. È un servizio rivolto a persone che e prevede dei costi ai quali le famiglie devono necessariamente concorrere.

«Il problema è nato perché c'era l'abitudine di iscrivere i bambini alla sezione privata. Ma in attesa della prossima graduatoria, una mamma si deve organizzare». «La protesta conclude Fronteddu – nasce dal fatto che prima ancora che partisse il nuovo appalto, era possibile fare una sezione privata. Ossia, fuori dall'appalto comunale, la cooperativa che ha la gestione, prendeva dei bambini in forma privata dove il Comune non c'entra nulla anche se il servizio veniva erogato era in orario comunale. Parallelamente nella stessa struttura si accoglievano quei 5 o 6 bambini in più ma tutto a discrezione della cooperativa. Il Comune non aveva alcun potere di intervento. Questa cosa non è stato più possibile farla perché entrava in conflitto con il codice degli appalti e con il modo in cui vanno gestiti gli stessi. Preciso che la nostra volontà ha sempre
permesso alla cooperativa di mettere in atto anche una gestione privata ma con le nuove linee non è stato possibile. Se la cooperativa vuole, può gestire un'altra sezione fuori dalle strutture comunali. Le due cose non possono andare insieme, una cosa è il privato, altro e il pubblico».

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