Il cammino di don Delogu dalla Barbagia alle favelas

Il parroco, ex missionario e docente di teologia, torna a Orune per una lezione Ha incontrato i bambini delle elementari e ha raccontato la sua esperienza

ORUNE. Ha preso per mano i piccoli alunni di Orune e li ha portati con discrezione e garbo, ma anche con decisione nelle zone più povere e disagiate del pianeta. A contatto con un’umanità sofferente, quella del sud del mondo. Africa soprattutto, ma anche Sud America e India. Aree che don Luigi Delogu, parroco originario di Orune (frequentò la stessa scuola dove ha parlato a lungo con i bimbi per poi trasferirsi a 7 anni con la famiglia a Ozieri) e da una quindicina d’anni associato di Teologia Pastorale e Catechetica all’Università di Cagliari, visita tutte le estati. Una full immersion la sua nelle missioni della Chiesa in queste zone di confine, dove i supporti appaiono preziosissimi per cercare di lenire e tamponare i tanti disagi che la stragrande maggioranza della popolazione continuano a soffrire. L’incontro di don Delogu con gli alunni della quinta elementare è stato possibile grazie all’interessamento dell’insegnante Francesca Zidda e della bibliotecaria Giovanna Mureddu all’interno di un laboratorio finalizzato alla creazione di un giornalino scolastico capace di documentare questo ed altri appuntamenti che ha visto gli alunni protagonisti interessati, pronti a rielaborare le testimonianze. “Per me è stata davvero una bella esperienza tornare nella mia vecchia scuola e poter raccontare agli alunni, davvero molto vispi e attenti, l’argomento della mondialità attraverso l’educazione all’alimentazione, allo studio e al sacrificio che molte realtà vivono quotidianamente”, ha spiegato il docente, “in un periodo in cui arrivano messaggi di chiusura sottolineare ai bambini l’importanza dell’accoglienza. L’orunese vero è accogliente anche perché lui stesso è stato accolto nelle varie realtà lontane dal paese, dove sono approdati per i motivi più svariati”.

Supportato da una serie di immagini che ha proiettato sulla parete, è così iniziato il viaggio proprio da Orune (il primo fotogramma ritraeva il paese) verso realtà decisamente più lontane e sconosciute. Dalle favelas del Brasile, ai quartieri poveri dell’Argentina, passando poi ad altre realtà simili dell’Africa. “Allontanarsi dal posto dove si nasce significa scoprire nuovi orizzonti, non ci deve spaventare. È importante crescere e conoscere nuove realtà”, ha sottolineato il sacerdote e docente, che ha presentato attraverso le immagini realizzate in questi anni di missione alcuni dei ragazzi conosciuti in queste straordinarie esperienze. Un discorso, quello di don Delogu, basato sulla fratellanza e sui valori più concreti, fuori da mode e simboli del consumismo abusati che in quei contesti lontani non assumono alcun significato. “Crescendo lasciatevi guidare dal cuore e dall’altruismo. Io in queste realtà dove sono stato e dove continuerò ad andare ho toccato con mano dignità e altruismo. Ho purtroppo visto anche bambini e popolazioni segnate dalla guerra, dalla dipendenza e dalla violenza, ma che per fortuna non hanno smesso di gioire soprattutto attraverso il gioco”. Purtroppo l’opulento Occidente continua a sfregiare
queste realtà già di per sé minate da tanti problemi. Uno dei casi più eclatanti è l’invio di enormi carichi di rifiuti scaricati vicino alle periferie. Un aspetto anche questo documentato dal sacerdote della diocesi di Ozieri gratificato da tanta attenzione dei suoi piccoli compaesani.

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