Tre a processo per armi il pm: «Condanna a 4 anni»

Ganassi: «Nel distributore di Janna’e ferru fu ceduto un micidiale Kalashnikov» Difesa contro: «Le foto degli inquirenti lo escludono, non armi ma un tubo in pvc»

NUORO. Quattro anni e sei mesi di reclusione è la condanna chiesta dal pubblico ministero Gilberto Ganassi per i tre imputati Emanuele Cianciotto (difeso dagli avvocati Lorenzo Soro e Gianfranco Mureddu) e Antonello e Graziano Lutzu, padre e figlio di Mamoiada difesi dall’avvocato Gianluca Sannio, accusati di aver ceduto un’arma da guerra poi detenuta illegalmente. I fatti contestati (stralciati da una più vasta inchiesta condotta dalla Dda di Cagliari su un traffico di armi e droga tra la Sardegna e la Penisola, che aveva coinvolto 45 persone, accusate di associazione a delinquere), risalgono al febbraio 2016, quando in località Janna ’e ferru, vicino al distributore a pochi chilometri da Fonni era avvenuto lo scambio del fucile. «Un’arma micidiale – dice Ganassi – ancora nelle disponibilità di Cianciotto. A provare lo scambio, il passaggio di danaro registrato nella Postepay di Bazan, ma anche sms intercettati dagli inquirenti in cui Lutzu parlava con Giovanni Antonio Mereu, di pezzi di armi e dei prezzi del mercato. Palese quindi – aggiunge il pm – che quello che era stato consegnato avvolto in un involucro era un fucile». Di parere contrario la difesa che ripercorrendo i tratti salienti del processo e sottolineando che nel corso dell’istruttoria dibattimentale la prova di colpevolezza non è stata raggiunta, ha concluso chiedendo al giudice Teresa Castagna l’assoluzione dei tre imputati per non aver commesso il fatto. Nel corso delle arringhe, a più riprese, i legali hanno rimarcato come quel dato fotografico, agli atti del processo, che per il pm certifica lo scambio delle armi, in realtà non c’è. «Perché quello che gli inquirenti, appostati a pochi metri dal rifornitore di Janna ’e ferru, dicono di vedere, non è un Kalashnikov – dice la difesa – bensì un tubo in pvc che Lutzu tira fuori dalla sua auto e cede a Cianciotto. Agli imputati – aggiungono gli avvocati – viene contestato un reato ben preciso posto in essere quel determinato giorno nel rifornitore di Janna e’ ferru. E se in quel distributore non è stato ceduto alcun fucile, il processo si chiude qui. È proprio quel dato fotografico ad escludere che sia mai avvenuta la cessione
dell’arma. Se gli inquirenti, appostati a pochi metri, fossero stati certi di ciò che dicevano, perché non hanno arrestato gli imputati in quel momento. Invece le armi non sono state cercate perché non c’erano». L’udienza è stata aggiornata al 7 giugno per le repliche. Poi la sentenza.

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