Concessionaria Catte dipendente accusato di falso ideologico

L’imputato avrebbe falsificato la firma di alcuni documenti Vendute auto usate senza che l’azienda ne sapesse nulla

NUORO. È accusato di falso ideologico per aver firmato atti di compravendita a nome dell’amministratrice dell’azienda Catte srl, una concessionaria di auto cittadina. Giovanni Sabiu, addetto alle vendite, difeso dall’avvocato Francesco Carboni chiamato dalla titolare dell’azienda a rispondere di quella firma, avrebbe ammesso di aver apposto il timbro aziendale sul documento ma non il nome “Maria Maddalena Pirari”. L’amministratrice (moglie del titolare della concessionaria) che ha sempre gestito il lavoro all’interno dell’azienda, fino a cinque anni fa, lavorava gomito a gomito con l’imputato che era stato poi licenziato.

La storia Stando al racconto fatto in aula dalla donna, davanti al giudice Giacomo Ferrando, tutta la vicenda sarebbe venuta fuori per caso. Cinque anni fa, si sarebbe trovata tra le mani un documento e guardando la firma si sarebbe accorta che non era la sua. Si trattava del passaggio di due auto usate, un’Alfa Romeo 147 e una Volkswagen Touareg, risalente a due anni prima (al 2013 ndr) e avvenuto all’insaputa dell’azienda. Chiamato in causa, l’imputato si sarebbe limitato a dire di non essere stato lui ad apporre quella firma sui documenti.

«Anche le cartelle di quei veicoli – ha detto la donna che si è costituita parte civile attraverso l’avvocato Giovanni Gungui – sono sparite, nonostante l’archivio dell’azienda sia sempre stato completo e aggiornato. Ovviamente per quelle macchine non abbiamo mai visto i soldi. L’Alfa 147 – ha specificato l’imprenditrice – era stata ceduta a Ignazio Ruiu. Io quell’auto non l’ho mai vista anche perché era nella rivendita di San Teodoro che avevamo poi chiuso. Il Touareg invece al Pra risultava essere una macchina di esportazione».

La difesa Nel corso del contro esame l’avvocato Francesco Carboni, oltre a mettere in dubbio che solo per un caso fortuito la concessionaria Catte srl, cinque anni fa si sia accorta della cessione di due auto risalente a due anni prima, ha fatto emergere alcuni particolari legati, invece, al rapporto di lavoro tra l’imputato e l’amministratrice Pirari. «Le risulta che in quel periodo l’azienda avesse proposto a Giovanni Sabiu un cambio di contratto che prevedeva il pagamento a provvigione?» ha chiesto la difesa. «Sì è vero – ha detto la teste – noi come azienda volevamo tenerlo, comunque, ma lui non aveva accettato le nuove condizioni, così era stato licenziato».

Le firme Ieri mattina tra i testi del pm Francesca Piccu, anche la grafologa Paola Meloni che ha depositato la perizia sulle firme apposte su tre documenti. «Tutti i fogli sono sottoscritti con il nome di Maria Maddalena Pirari – ha detto il perito – Paragonando la grafia autentica della donna è emerso che le firme non sono compatibili, così come non lo sono quelle dei familiari. Dal saggio grafico sono invece emersi elementi riferibili a Giovanni Sabiu». Ultimo teste Ignazio Ruiu che cinque anni fa aveva acquistato l’Alfa Romeo 147, pagata 500
euro. «In realtà di auto in carico ne avevo preso due. Ricordo che l’Alfa ero andata a prenderla a San Teodoro e per viaggiare avevo usato la mia targa di prova. Avevo ritirato i documenti del mezzo dall’Aci e il certificato di proprietà era regolare». Prossima udienza il 30 settembre.

TrovaRistorante

a Nuoro Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PUBBLICARE UN LIBRO: DAL WEB ALLE LIBRERIE

Come vendere un libro su Amazon e da Feltrinelli