La centenaria e i cronisti in erba

I ragazzi delle medie di Dorgali intervistano Marianna Loi, classe 1918: un viaggio indietro nel tempo

DORGALI. Giornalisti per un giorno. Gli alunni della I e della III C della Scuola secondaria di I grado dell'Istituto Comprensivo G. M. Gisellu di Dorgali hanno raccolto le testimonianza della signora Marianna Loi, vedova Sotgia, “ultracentenaria piena di vita e significativa testimone degli eventi storici del '900”. Una grande lezione di vita, di storia e di cittadinanza per i giovani cronisti accompagnati per l'occasione dai docenti Rina Masuri e Giampaolo Selloni. «La signora – scrivono i ragazzi nel loro reportage – con grande entusiasmo ripercorre la sua infanzia. Nata il 21 febbraio del 1918, era la più piccola di 5 figli, cresciuta nei forti valori della Azione Cattolica, ha vissuto il susseguirsi della grande crisi del dopoguerra, il fascismo, lo scoppio della Seconda guerra mondiale, la Resistenza, la nascita della Repubblica e il tanto agognato voto alle donne. In quarta elementare abbandonò la scuola. Non le piaceva studiare o meglio non aveva ancora capito la grande importanza che essa riveste, ma erano altri tempi, in cui non le si dava la priorità».

Poi i piccoli giornalisti fanno parlare la signora: «A scuola indossavamo la divisa e marciavamo alla grande, eravamo in pieno fascismo. Mi sposai nel '38, non avevo ancora 20 anni, e seguii mio marito Antonio ovunque andasse. Non aveva un lavoro fisso. Lavorava alla giornata ed era disposto a fare di tutto per mandare avanti la nostra famiglia. Fui la prima donna a salire sull'impervio altopiano di Donianicoro, senza risparmiarmi: facevo tutto ciò che fanno gli uomini. Noi donne – sostiene Tzia Marianna – siamo capaci e non ci tiriamo mai indietro. Aiutai Antonio a realizzare i mattoni, non si andavano di certo a comprarli, e pian piano la nostra casa venne su». I ragazzi le chiedono poi come si festeggiavano le varie ricorrenze. «Bastava poco- riportano nei loro taccuini i ragazzi ascoltando il racconto di tzia Marianna – A Natale un pollo e per il mio matrimonio il banchetto fu realizzato in casa con una pecora».

La nonnina passa poi a raccontare la visita effettuata a Dorgali da Mussolini. «Ricordo che si fermò a Castula e ognuno di noi aveva delle richieste. C’era chi chiedeva a donna Rachele di far liberare il proprio figlio, detenuto politico, mentre io mi feci preparare una bella lettera e le chiesi un posto di lavoro per Antonio. Immediatamente venne assunto nella miniera del talco di Orani. Giorni dopo ricevetti la tessera del fascio, io che amavo la libertà e che ho sempre creduto nel grande valore della democrazia e rifiutato ogni tessera politica. Fu così – continua il racconto – che lasciammo Dorgali. Quello non fu il nostro unico trasferimento. Sempre per motivi di lavoro andammo ad abitare a Villagrande Strisaili, dove si estraeva il carbone. Si andava dove c'era il lavoro. In estate raggiungevamo Cala Gonone

a bordo di un carro, percorrendo la mulattiera di Iscala Omines, la galleria non era stata ancora realizzata. Ci fermavamo lungo i tornanti e costruivamo delle baracche: quelle per lungo tempo sono state le nostre residenze estive.Ma poi costruimmo la nostra casa al mare».
 

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