Nuoro, neurochirurgia chiusa per ferie

Al San Francesco il reparto si fermerà 3 settimane ad agosto per mancanza di medici. È rivolta

NUORO. Non c’è solo la Pneumologia dello Zonchello in tilt (visite bloccate da mesi e centinaia di pazienti in lista d’attesa): un nuovo ciclone sta per abbattersi sulla sanità nuorese, senza che, almeno apparentemente, si possa porre rimedio. Dal primo al 22 agosto chiuderà il reparto di Neurochirurgia dell’ospedale San Francesco, anche per quanto riguarda le attività in regime di emergenza-urgenza; stessa situazione per la Chirurgia vascolare, ma dal 27 luglio all’11 agosto. Lo ha comunicato la direzione della Assl, e la ragione è presto detta: mancano i medici, o meglio, quelli (pochissimi) che ci sono devono necessariamente fare le ferie. Tutti insieme contemporaneamente. Il loro non è un capriccio: numeri alla mano, se così non fosse verrebbe generata una situazione di illegalità che riguarda i profili assicurativi legati ai turni dei medici.

Non è che tutto ciò passi inosservato. Anzi. Sul piede di guerra ci sono già Silvia Cadeddu, presidente della Conferenza territoriale socio-sanitaria della Assl di Nuoro (e sindaca di Birori), il sindaco del Comune capoluogo Andrea Soddu e il presidente del Distretto, Antonio Fadda (sindaco di Orani). Rappresentano 52 primi cittadini, dire che sono furibondi è un eufemismo. Anche il consigliere regionale Pierluigi Saiu (Lega) sulla questione ha già rivolto una interrogazione urgente all’assessore regionale alla Sanità Mario Nieddu. Un incontro con l’assessore lo ha già chiesto Silvia Cadeddu.

Il punto è che questi due reparti sono un’eccellenza assoluta. Ma sono soprattutto i numeri della Neurochirgia a far intendere lo spessore dell’attività del reparto, che ha una dotazione di personale sottodimensionata. Cadeddu: «Il reparto è una struttura complessa con 14 posti letto. Da oltre un anno in servizio ci sono soli 5 medici, incluso il primario». Il dettaglio dell’attività: «Si eseguono circa 600 interventi chirurgici l'anno: si opera tutta la neurotraumatologia cranio-spinale in emergenza-urgenza, la chirurgia vertebromidollare oncologica e degenerativa, la neuroncologia endocranica». Se qualcuno avesse dubbi sulla centralità di questa struttura, c’è anche da dire che per la patologia spinale la Neurochirurgia di Nuoro è il punto di riferimento del centro-nord Sardegna. Un lavoro di altissima specializzazione grava su 5-diconsi-5 medici; i quali, dovendo coprire le 24 ore, spesso sono costretti a turni «al limite della illegittimità, visto che non viene garantito il necessario riposo», sottolinea Cadeddu. E così si spiega perché tutti insieme dovranno andare in ferie: se andassero uno per volta, per 15 giorni a testa, sarebbero costretti a turnare per 2 mesi e mezzo, in quattro medici. E «in quattro medici con l'h24 si fanno solo turni illegali, scoperti da copertura assicurativa». La verità è che in questo reparto servono 7 medici, e un primario. L’alternativa è appunto questa. Il caos. O meglio, la chiusura per 3 settimane.

Meglio avvisare che agosto non sarà un buon mese per chi dovesse avere traumi cerebrali, o vetrebrali, o avesse necessità di cure legate alla neuroncologia endocranica. Nella speranza che anche queste patologie vadano in ferie ad agosto, si è provato a correre ai ripari. «Si è tentata la strada della guardia interdivisionale con i neurologi, ma anche questa è impercorribile: anche i neurologi hanno un organico sottodimensionato e hanno la stroke unit. Il neurologo di guardia dovrebbe gestire di notte, da solo, i 30 pazienti neurologici e i 15 pazienti neurochirurgici con stroke unit operativa», dicono Cadeddu, Soddu e Fadda. Non si può fare. L’Ats non ha sostituito i tre medici che mancano nell’organico, ma lo avrebbe dovuto fare molto tempo fa, perché ora, è chiaro, si è al collo dell’imbuto e non ci sono vie d’uscita. Visto che il concorso bandito dalla stessa Ats per due dirigenti non sarà espletato prima di settembre-ottobre. E i neurochirurghi
per i quali è stata avviata una selezione – per tre mesi – si guardano bene dal lasciare altri posti dove sono assunti, magari a tempo, ma per almeno 12-24 mesi.

Questa è la situazione, parlano i numeri. I pazienti dovranno pazientare. Quelli che ce la fanno.

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