Muore il figlio di Maria Giacobbe

Orosei, Andreas Harder era a Cala Liberotto. Il malore durante il bagno. Era un appassionato dell’isola

OROSEI. Andreas Harder aveva 55 anni, era danese per nascita e sardo per discendenza diretta, perché figlio di Maria Giacobbe, la scrittrice di Nuoro figlia di Dino, antifascista e uno dei padri del Partito sardo d’azione. Amava la Sardegna con una passione che non si spiega solo per il suo Dna, e ne era un convinto testimonial ovunque andasse. Andreas ieri mattina è morto nelle acque di Cala Liberotto, davanti a Sa Prama, dove la famiglia possiede una residenza di villeggiatura, una zona che pullula di nuoresi, anche noti: e non a caso Maria Giacobbe è solita dire che «se qualcuno vuole venire a trovarmi, cerchi la casa di Zola», perché Magic box, proprio lì a due passi ne ha una.

Ieri quel mare meraviglioso ha cullato per l’ultima volta Andreas. È morto alle 9 e mezza del mattino per un infarto fulminate, dopo essere entrato in acqua assieme alla moglie Aia e all’amico Francesco Dore, ex presidente dell’Unione provinciale agricoltori di Nuoro. Dore: «Stava benissimo, mi ha anche aiutato a mettere le pinne. Sono andato un po’ avanti, le grida della moglie mi hanno fatto fermare. Andreas annaspava, in un attimo ha chinato la testa». Poi, tutto è diventato una corsa disperata: tirarlo fuori dall’acqua, chiamare i soccorsi, i bagnanti atterriti attorno alla tragedia di un uomo che muore. Nonostante il 118, nonostante l’elicottero dell’Areus. «Si sono persino accaniti, per rianimarlo», nelle parole di Francesco Dore l’impotenza, l’incredulità. Il dolore. «Stava benissimo, giovedì sera è andato a fare un’escursione a Tiscali...». Nessuna imprudenza, forse era destino. O forse la bolla africana.

Andreas Harder aveva quattro figli. Con il fratello Thomas, scrittore, giornalista, costituiva un ponte anche fisico tra la Danimarca, patria d’adozione di Maria Giacobbe, e la Sardegna. Dice Enzo Cugusi, presidente del Circolo dei sardi Gramsci di Torino: «Stavamo già pensando di organizzare la festa per i 91 anni di Maria, ci siamo sentiti poco tempo fa». Attonito l’etnomusicologo e ricercatore Dante Olianas: «Sono stato a Copenaghen un anno e mezzo fa. Si è sempre occupato di Sardegna, di enogastronomia: era un esperto di vini, formaggi, ha percorso tutta la sua vita nel solco della strada che unisce la cultura sarda a quella danese. Un uomo gioioso, allegro, che amava la vita e la Sardegna».

Andreas era infaticabile, in quest’opera di proselitismo verso un’isola che conosceva come le sue tasche. «Per i 91 anni di Maria, il 14 agosto, avevamo tante idee, con lui – dice Olimpia Grussu, presidente dell’associazione “Incantos” e proprietaria con il marito Achille Melis di due ristoranti a Copenaghen –. Avevamo contattato l’ambasciatore italiano, volevamo fare una festa a sorpresa, trasmettere “Arcipelaghi” di Giovanni Columbu (cugino di Andreas perché figlio di Simonetta Giacobbe, sorella di Maria ndr). Si sarebbe intitolata “Fra due mondi, omaggio a Maria Giacobbe».

Qualche settimana fa Andreas era a Nuoro. Martedì, aveva incontrato l’amico Giovanni Marche di Nule. «Doveva prendere dei tappeti per arredare la sua casa, avrei dovuto portarglieli io domattina (oggi). E invece...». E invece no, il corpo di Andreas è all’obitorio del cimitero di Orosei. Stamane arriverà Thomas,
ieri sera Maria Giacobbe è stata avvisata che il figlio non c’era più. «Porteremo la bandiera dei 4 Mori al funerale», dice Olimpia Grussu. Un omaggio ad un uomo passato su questa vita con una gioiosa leggerezza, impegnato tra Danimarca e Sardegna a costruire ponti d’amore e di cultura.

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