Il porto affoga nella burocrazia

A un anno di distanza bocche a mare ancora vietate ai diportisti, denunciati per occupazione abusiva

INVIATO A OROSEI. «I diportisti hanno vinto la loro battaglia». È il titolo di un articolo apparso sul nostro giornale il 12 settembre dello scorso anno, riferito alla fine della ultradecennale situazione di anarchia e abusivismo nelle bocche a mare dello stagno alla Marina, la spiaggia principale di Orosei, che qui tutti chiamano Su Portu, perché questo è a tutti gli effetti pur non avendone lo status giuridico: estremamente riparato, può vantare un molo da 200 metri e uno da 150, ed è largo circa 70 metri. Potrebbe ospitare qualche centinaia di piccole imbarcazioni, ma in questi giorni è desolatamente vuoto. Questo benché Orosei, il terzo comune dell’isola (dopo Alghero e Arzachena) per presenze turistiche, non ha, nei suoi 24 chilometri di costa, un solo porticciolo. Un anno dopo quel titolo citato all’inizio e ora smentito dai fatti, quello di oggi dovrebbe essere più o meno così: «Il porto annega nel mare della burocrazia». Vediamo perché.

Il blitz. Martedì scorso, gli uomini della Capitaneria di porto di Olbia si sono presentati alle bocche a mare di Su Portu e di Osala (poco più piccola della prima) e hanno denunciato alla magistratura 27 persone per occupazione abusiva del demanio marittimo. In quel momento in acqua c’erano 37 natanti di piccole dimensioni. Tra i 27 denunciati infatti ci sono titolari di società di noleggio di gommoni: per loro sanzioni moltiplicate per il numero dei natanti: Ma la differenza fondamentale rispetto a quanto accadde lo scorso anno, a inizio estate, è che stavolta non si tratta di sanzioni amministrativa ma di un reato penale. Ancora, nel 2018 la capitaneria aveva ordinato lo sgombero una decina di giorni prima del blitz, e i diportisti di Orosei avevano portato via le barche da sé, evitando le sanzioni.

I diportisti. Va premesso che tra loro non ci sono milionari: hanno per lo più gommoni o scafi di 5, 6 metri al massimo, vorrebbero soltanto dare sfogo alla loro passione per il mare. Altrettanto legittime le aspettative dei giovani che affittano barche per escursioni e rendono possibile un servizio che qui è merce rara, rispetto per esempio ai comuni confinanti Siniscola e Dorgali. O di chi svolge attività di rimessaggio. Lo scorso anno il caso di Su Portu e Osala sembrava risolto, dopo la mediazione dell’assessore regionale all’Agricoltura Caria che aveva portato l’istanza, deidiportisti e del Comune, al Comitato regionale Pesca per fare sì che le bocche a mare non fossero più unico appannaggio dei pochi pescatori rimasti nello stagno della Marina, ma un bene a disposizione di chi vuole ormeggiare una piccola barca nell’unico posto possibile della costa di Orosei.

Il Comitato pesca. Individuata la soluzione mista (pesca e diporto), come d’accordo il Comune di Orosei si è messo al lavoro, stilando un progetto esecutivo per il quale aveva già da tempo un finanziamento di 500mila euro. Un primo passo, insomma, per sistemare delle banchine mobili tali da ospitare 24 imbarcazioni. Perché così poche? Il sindaco Nino Canzano e l’assessore Sandro Chessa puntavano a 140 posti barca a Su Portu (e 104 a Osala), ma una volta nel Comitato pesca si sono trovati di fronte a un muro. Appena 24 posti, e soltanto a Su Portu. Ma era comunque un primo passo.

Un anno di burocrazia. Tutto a posto? Affatto, perché prima di procedere all’appalto dei lavori, che si potrebbero concludere in meno di un mese, il Comune ha dovuto attendere tutti i pareri del caso: Ufficio tutela paesaggio, soprintendenza etc. A maggio sostanzialmente il progetto era approvato, pronto per l’appalto. Cantierabile, come si dice. Ma la burocrazia ci ha messo di suo, e una volta tornato in Regione, all’assessorato ai Lavori pubblici, per errore sarebbe stato considerato un progetto privato e non pubblico. Dopo settimane di attesa, nei prossimi giorni la pratica dovrebbe essere sbloccata, ma ferragosto incombe ed è bene non fare previsioni. Anche perché non è finita qui: perché possa essere bandita una gara d’appalto, il demanio regionale, cui fanno capo le bocche, deve affidarle temporaneamente al Comune (per poi riprendersele e un domani forse riaffidarle stabilmente, ma qui siamo già nella quarta dimensione della burocrazia). Solo allora si potrà fare il bando dei lavori, ovviamente a livello europeo perché superiore
ai centomila euro. Posto che non ci siano ricorsi, i lavori dovebbero cominciare entro un paio di mesi da quella data. Ma siamo in Italia, dove la vita media di un’opera pubblica, dalla progettazione alla realizzazione, è di 4,4 anni: i diportisti di Orosei hanno poco da sorridere.

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