La sicurezza sulla 129 slitta ancora: impegni non mantenuti

Dopo la morte dei fratelli Pintor l’Anas aveva dato garanzie I progetti per la correzione del tracciato non sono pronti

OROTELLI. Gli impegni sono sempre precisi, le promesse sempre solenni. Tanto più quando gli uni e le altre vengono assunti sull’onda del dolore provocato da tragedie irrimediabili. Dopo lo schianto lungo la Statale 129 nel tratto Nuoro-Macomer, che il giorno di Natale 2017 costò la vita ai fratelli Francesco e Matteo Pintor, l’Anas aveva preso l’impegno che la curva al chilometro 64 sarebbe stata eliminata entro l’estate 2019. Lo aveva garantito il direttore nazionale del settore manutenzioni Fulvio Soccodato.Era una mattina di ottobre dell’anno scorso, durante un sopralluogo, davanti ai fiori freschi che anche oggi si trovano nel guard rail interrotto sul quale si è spezzata la vita dei due fratelli nuoresi.

Ottime notizie. Qualche mese dopo, gennaio scorso, il responsabile regionale dell’Anas Valter Bortolan aveva avvisato Nannino Marteddu, sindaco di Orotelli (la curva di Marroneddu ricade in quel comune), che i sopralluoghi stavano per iniziare e quindi anche la progettazione. Ottime notizie: per il comitato spontaneo sorto su iniziativa di Giovanni Pintor, il fratello di Francesco e Matteo, che viaggiava con loro il 25 dicembre 2017 e che, con il cugino Alessandro Satta (alla guida) scampò alla morte; per il comitato dei sindaci, tutti quelli del Goceano, poi Orotelli, il Comitato della autonomie locali guidato da Andrea Soddu primo cittadino di Nuoro, e l’Anci con Emiliano Deiana. Ottime notizie per tutti gli automobilisti che ogni giorno percorrono la Statale 129.

Dieci chilometri del terrore. È la Trasversale sarda, una strada pensata alla fine degli anni ’20. Parte da Orosei, arriva a Bosa. Soltanto nei 10 chilometri che vanno dallo svincolo della 131 per immettersi sulla Nuoro-Macomer, al bivio di Bottida, ci sono almeno venti croci. Stando all’Osservatorio regionale sulle infrastrutture della Sardegna, è lunga 96 chilometri e 54 metri, larga 10 metri e 50 centimetri, ha una corsia per senso di marcia, è classificata funzionalmente come C1, ossia a traffico sostenuto. Non c’è spartitraffico.

La triste realtà. Bisogna guardare in faccia la realtà. Le curve di Marroneddu sono lì, tali e quali al giorno dello schianto di Francesco e Matteo. Non sono sparite, non ne è stato corretto il raggio. I guard rail sono sempre gli stessi: pericolosi, come gli incroci a raso. È vero che le progettazioni sono iniziate. Ma la messa in sicurezza non è questione imminente. «Ho visto le bozze, certo ancora ci vuole del tempo», dice il sindaco di Orotelli, Marteddu. E il deputato Alberto Manca, M5S, ammette un dato incontrovertibile: «Ci sono ritardi, non si può negare. In gran parte attribuibili alla burocrazia, alle autorizzazioni, tra Ferrovia, Ufficio tutela del paesaggio». Il responsabile Anas della Sardegna ieri era irraggiungibile, anche per il sindaco di Bottida e consigliere regionale (Leu) Daniele Cocco. «I fondi ci sono, i 3 milioni dell’Anas destinati all’intervento urgente integrati da risorse regionali», sottolinea. Sulle curve di Marroneddu Cocco presenterà una interrogazione all’assessore regionale ai Lavori pubblici, Frongia.

Pericolosità trasversale. La pericolosità della Statale 129 si estende democraticamente per tutto il tracciato. È, per citarne il nome, trasversale. Al bivio di Iloghe, all’altezza dell’incrocio con la Provinciale 38 vicino a Dorgali, a giugno sono morti due turisti svizzeri. Ma per tornare ai dieci chilometri maledetti, altri interventi urgenti: al bivio per Orotelli e al bivio di Bottida (sempre in territorio di Orotelli). Se nella curva di Marroneddu si dovrà fare una rettifica plano-altimetrica, altrove sono previste rotatorie. Quando?

Rettilinei e traffico. Chi la percorre sa che i rettilinei che precedono quel punto invogliano a correre. Si concludono in due curve dove l’alta velocità rende le macchine fuori controllo. La vecchia strada, pensata cento anni fa, non faceva i conti con vetture performanti e con il traffico, con incroci a raso e aziende a bocca di carreggiata. Capitolo a parte, gli animali vaganti. Di tanto in tanto, per i morti su questa strada, i vertici dell’Anas vengono rinviati a giudizio, quasi sempre per
la mancata manutenzione.

Promesse e lapidi. Ritardare la messa in sicurezza ha un che di insopportabile. I tempi di burocrazia, progettazioni, autorizzazioni, si accavallano su tragedie e ferite aperte. E su lapidi e fiori, disseminati a tenere la contabilità della morte.

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