Scasso e furto alle slot-machine di Dorgali, incastrato dal sangue

Una minuscola traccia ematica tradisce dopo sette mesi un giovane irgolese

NUORO. Una minuscola e seminascosta traccia di sangue, lasciata inavvertitamente su una delle slot machine scassinate a Dorgali, gli è costata, dopo sette mesi e mezzo, l’arresto per rapina con annessa anche l’accusa di danneggiamento. Ventotto anni, residente a Irgoli, di mestiere operaio, in passato già finito nei guai con la legge per due rapine commesse a Dorgali nel 2011 e nel 2013, Giovanni Antonio Vedele, stavolta forse pensava che la giustizia non avrebbe più bussato alla sua porta. Ma evidentemente si sbagliava. Venerdì mattina, infatti, di buon’ora, i carabinieri della stazione di Dorgali si sono presentati a casa sua, a Irgoli, per notificargli un ordine di custodia cautelare firmato dal gip del tribunale di Nuoro, Claudio Cozzella, su richiesta del sostituto procuratore Andrea Ghironi. E subito dopo lo hanno accompagnato in carcere a Badu ’e Carros.

Per i carabinieri della stazione di Dorgali, e per quelli del nucleo operativo della compagnia di Siniscola, guidata dal capitano Andrea Leacche, non c’è alcun dubbio: la minuscola macchia di sangue lasciata su una delle slot machine della sala giochi svaligiata il 27 febbraio di quest’anno, appartiene proprio a Giovanni Antonio Vedele. «Lo hanno confermato le analisi eseguite dai carabinieri del Ris di Cagliari ai quali avevamo inviato la traccia ematica dopo averla scoperta nel corso di un sopralluogo molto attento nella scena della rapina – spiega il comandante Leacche – e i colleghi del Ris, dopo aver fatto i loro accertamenti, ci hanno restituito un profilo genetico che risultava già tipizzato nella nostra banca dati e attribuiva quella traccia ematica proprio a Giovanni Antonio Vedele, 28 anni, di Irgoli. Il giovane, infatti, faceva già parte delle nostre banche dati perché era stato arrestato per altre due rapine commessa a Dorgali».

«I colpi – ricorda il comandante della stazione del paese, Aldo Satta – risalgono al 2011 e al 2013, ai danni di una gioielleria e della Nuove poste, e per quei fatti Vedele era stato arrestato e condannato». E proprio in quei due precedenti episodi, il dna del giovane irgolese era stato prelevato, tipizzato, e inserito sulla banca dati dei carabinieri. Lo stesso archivio dal quale, nelle ultime settimane, il suo nome è salato di nuovo fuori perché risultato compatibile in pieno con la traccia di sangue prelevata sul luogo della rapina alla sala giochi di Dorgali, avvenuta la sera del 27 febbraio 2019. Era stato un colpo che oltre ai 3500 euro rubati dal registratore di cassa e dalle macchinette, aveva arrecato diversi danni al locale, quello avvenuto poco più di sette mesi fa, a Dorgali. I banditi, come ha ricordato il capitano Leacche, quella sera erano entrati in due nel locale, entrambi armati di pistola e con i volti coperti da due sciarpe, e si erano subito diretti verso i due proprietari della sala giochi riuscendo a rinchiuderli in uno sgabuzzino. Nel frattempo avevano svaligiato il registrato di cassa e il contenuto delle slot-machine. E nel farlo uno di loro, si era procurato una ferita dalla quale era fuoriuscito sangue.

Subito dopo i due rapinatori erano riusciti a fuggire a bordo dell’auto dei titolari del locale: ne avevano arraffato le chiavi dall’interno della sala giochi. La loro fuga era stata immortalata da alcune telecamere, e l’auto
era stata in seguito ritrovata a Loculi. Da lì le indagini avevano cominciato a stringere il cerchio su possibili sospetti. Ma la vera svolta, per l’appunto, poi è arrivata grazie al Dna. E non è escluso che a breve i carabinieri possano scovare anche il nome del secondo rapinatore.

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