Chiese campestri, ecco la guida

L’Almanacco Gallurese fa il censimento: sono 162 in Gallura, alcune a rischio

BORTIGIADAS. Tra gli itinerari proposti nel numero in edicola dell’Almanacco Gallurese, anche quello, scritto da Maurizio Serra, sulle chiese campestri galluresi, una vera e propria istituzione. «È l’ospitalità – scrive Serra - che caratterizza questi piccoli gioielli devozionali, sempre aperti, perfino la notte, pronti in qualsiasi momento ad accogliere il pellegrino». Un attento censimento porta al considerevole numero di 162 le chiese campestri presenti in Gallura, edificate nell’epoca bizantina ed altomedievale, sino a periodi più moderni realizzate intorno agli anni Venti del secolo scorso. Delle 162 chiesette, 30 sono quelle in disfacimento che avrebbero bisogno di interventi urgenti per essere salvaguardate. Di altre esistono solo pochi ruderi, come il caso della chiesa di S. Sebastiano, che risale al Seicento, nel territorio di Aggius. Sempre ad Aggius di particolare interesse i ruderi della chiesetta di Santa Degna, del XIII secolo.

Risale invece all’anno Mille la chiesa di Santa Lucia a Bortigiadas. «Secondo la tradizione era annessa ad un convento. Oggi – scrive Serra - è un incantevole gioiello che potrebbe essere recuperato totalmente». Di recente alcuni interventi ne hanno risanato la struttura ma c’è ancora molto da fare per renderla nuovamente fruibile. A Luras spetta il primato

di una chiesa campestre di notevoli dimensioni: San Pietro, un edificio che si sviluppava su tre navate. Ciò si spiega perché dovette essere la parrocchiale del villaggio Siffilionis. Non si può nell’itinerario ignorare Luogosanto che ha la più alta concentrazione di chiese campestri.

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