Cinema, i sogni dentro la valigia dell’attore

La Maddalena, Giovanna Gravina traccia un bilancio del festival chiusosi ieri e lancia un allarme per i tagli alla cultura

LA MADDALENA. Nella Roma occupata dai tedeschi nel 1943, un bambino fugge dal rastrellamento del ghetto e si rifugia in un cinema. Le iniziali immagini di Hitler si trasformano in un montaggio di alcuni dei momenti più belli della storia del cinema. Oltre cinquant'anni dopo quel ragazzo è un anziano signore, si volta e vede rifugiarsi nella sala un giovane di colore. Raccontare con parole le emozioni che trasmette il cortometraggio “'43-'97” di Ettore Scola è difficile. Un'opera inedita che il grande regista e sceneggiatore ha voluto portare alla Maddalena come regalo all'isola, al festival “La valigia dell'attore”, alla sua organizzatrice Giovanna Gravina.

La figlia di Gian Maria Volonté che nell'organizzare la manifestazione, la cui IX edizione si è chiusa ieri, ci mette davvero l'anima. Con un lavoro impegnativo che parte molti mesi prima dell'inizio della rassegna. Il risultato è davvero un bel festival per chi ha la fortuna di viverlo: «Ma potrebbe essere l'ultimo – dice amareggiata Giovanna Gravina –futuro in questo momento non lo vedo». Il momento difficile, i tagli alla cultura rischiano di eliminare realtà ormai consolidate come “La valigia dell'attore” e gli altri festival del circuito Le isole del cinema (Carloforte, L'Asinara, Tavolara) : «Vogliamo farne patrimonio di tutti anziché sottrarre per fare tutto? Secondo me – continua Gravina – è lì il problema, bisogna fare delle scelte. Se la scelta è farci fuori, non sostenerci, che lo dicano subito perché non mi rovino l’anima. È sempre tutto farraginoso, complicato. Io sostengo che se si vogliono fare le cose si fanno senza tutta questa burocrazia, questa complicazione. Al di là dei tagli anche giusti in momenti di crisi. Però ci sono cose che devono essere scelte, in modo preciso: cosa salvare e cosa buttare giù dalla torre. Non si può far tutto».

Nel fare il bilancio Gravina ricorda la nascita e la crescita della manifestazione. Dall'inizio, «con una retrospettiva su Gian Maria Volonté chiesta alla nostra associazione Quasar che gestisce i cinema alla Maddalena dagli abitanti», all'ingresso nel circuito delle Isole. Un progetto ideato da Antonello Grimaldi e Gianfranco Cabiddu. «Non so ancora cosa faremo, se un altro progetto europeo – sottolinea Cabiddu, anche lui alla Maddalena - Non è un fatto meramente economico, ma di certezza, di credere che siamo dentro un percorso virtuoso, che tu avrai quei soldi o al limite se succede qualcosa ti tagliano un 10 per cento, ma puoi programmare. Non è il caso particolare, è il sistema che andrebbe rivisto in generale. Sembra invece non esserci un rapporto di fiducia con l'istituzione che pensa siamo dei questuanti, bisogna dargli due soldi, diamoglieli, ma non fanno economia. In realtà una visione moderna della Sardegna dovrebbe puntare su queste eccellenze». Festival particolari nella loro scelta di puntare ognuno a un aspetto diverso del cinema (musica per film, scrittura, recitazione) diventati con il tempo dei riferimenti, con il riconoscimento anche nazionale dato dal Ministero: «Però ci siamo ritrovati a essere considerati di rilievo

locale dal Turismo – evidenzia il regista – Non costiamo moltissimo, tutto si fonda su conoscenze e amicizie. C'è una rete che andrebbe solo tenuta attiva. Ci vuole la volontà che non sia quella del politico di livellare verso il basso per dire sì a tutti, non fare scelte e uccidere tutto» .

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